Se falliscono i banchieri, paghiamo noi correntisti

di ELSA FARINELLIbanche fallite

Capitalizzare, privatamente, gli utili, socializzare le perdite. E’ accaduto per mezzo secolo e anche più con la grande industria, poi sono arrivati i pian idi salvataggio delle banche che avevano investito in operazioni speculative. Ora si pescherà nei conti correnti. Non nei conti dei banchieri o degli amministratori delegati  responsabili dei disastri… A partire dal primo gennaio 2016, nel caso in cui una banca dovesse entrare in crisi finanziaria, non ci sarà più necessariamente l’intervento dello Stato, ma dovranno farsi carico delle perdite anche azionisti e obbligazionisti.

È questa una delle norme approvate dal Consiglio dei ministri su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, recependo la direttiva europea sul risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento. Dunque se una banca va in crisi finanziaria dovranno intervenire gli azionisti, ma verranno comunque garantiti i depositi fino a 100 mila euro. Nel caso in cui le perdite non venissero ripianate, allora è previsto l’intervento di un fondo di garanzia finanziato dalle banche stesse. L’intento di Palazzo Chigi è ridurre al minimo l’impatto del dissesto sull’economia e sul sistema finanziario e limitare la possibilità di salvataggi pubblici. Il conto lo si presenta ai correntisti.

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