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Se De Bortoli dalla Svizzera ora scrive: non si può accogliere CHIUNQUE

di BENEDETTA BAIOCCHIde bortoli

Non c’è una riga non condivisibile nell’editoriale che Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corsera e ora firma del quotidiano Il Corriere del Ticino, ha proposto in questi giorni. La sostanza è chiara e netta: accogliere tutti non è possibile, illudere non è civile. Di più: l’Europa dei muri a paesi alterni, è comunque indecisa e in ferma.

“L’Unione europea, affascinata dalle scelte del suo unico vero leader, Angela Merkel, mostra di avere in materia una politica troppo oscillante. L’imprevedibile Hollande è lo stesso che non esitò a schierare la gendarmeria alla frontiera di Ventimiglia per bloccare poche decine di disperati. L’ondivago Cameron è passato in poche ore dal minacciare di impedire il soggiorno nel Regno Unito ai cittadini europei senza lavoro all’accettazione di una quota di ventimila siriani. Rajoy è disponibile ad accollarsi subito l’onere di ospitare 15 mila rifugiati, ma come potrà d’ora in poi spiegare la durezza con la quale vengono contenuti e respinti, senza poter chiedere asilo, gli africani dall’enclave di Ceuta e Melilla?”.

E’ l’Europa. Quella del presidente Junker che vuole moltiplicare pani e pesci dell’accoglienza, portando da 40 120mila gli ingressi da spalmare. La coscienza batte alle porte o c’è altro?

“L’Europa è vecchia, ha bisogno di ringiovanirsi. Ma lo scopriamo solo oggi? I profughi, specie siriani, sono mediamente più istruiti delle popolazioni che li accoglieranno. Perfetto, ma non era così anche poche settimane fa?”. L’Europa guardava i morti di Lampedusa, del Mediterraneo, in silenzio. Quindi? che fare? “Non perdere il senso della misura è indispensabile. Per non creare crisi di rigetto e non alimentare populismi e nazionalismi. Ma anche per assicurare agli immigrati un’integrazione sostenibile che renda effettivo il rispetto dei diritti di tutti. Di chi arriva e di chi c’è già e magari soffre per la disoccupazione e la crisi economica. E non lo applaude nessuno”. Ecco, appunto, lo snodo politico sta qui. Chi ha fame c’è già ed è sotto casa, senza palcoscenici e accoglienza in piazza. E’ il paradosso  che De Bortoli definisce come la “trappola della generosità”.

Ed ecco il cuore del discorso, tra categorie e sottocategorie di profughi o presunti tali: “Non si può accogliere chiunque. Il meglio è spesso nemico del bene. La sensazione delle porte europee che si stanno aprendo – quella diffusa a tutte le latitudini in questi giorni – induce anche i due milioni di rifugiati siriani in Turchia a sperare in una sistemazione migliore, a incamminarsi verso il nord Europa. E con loro tanti altri. Chi è disperato, però, non va illuso. Le popolazioni residenti vanno rassicurate. Le regole devono essere chiare e condivise. I limiti pure… Il dilemma del buon samaritano è tale quando il suo gesto è proporzionato alle risorse. Altrimenti è incubo per lui e per chi vuole aiutare”.

Ma siamo già oltre il mantello e il cavallo. Siamo già rimasti tutti a piedi. Forse anche gli svizzeri lo sanno e restano sulle loro posizioni per questo. De Bortoli, questi articoli, dovrebbe scriverli sulla stampa di casa.

 

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