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Scuola. Una schiera di incapaci che genera precari, una schiera di incapaci, nelle più sballate e solite aree geografiche

SCUOLA PUBBLICA

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI  – Ci sono migliaia di aziende , grandi, meno grandi e piccole che hanno spesso il problema di sostituire I dipendenti che vanno in pensione o quello di aumentare il numero di questi dipendenti.

Come c’è da aspettarsi la quantità dei candidati all’assunzione è sempre superiore al numero degli assunti e spesso anche di molto.

A questo punto le strade sono due: due sole ! O l’ ente utente stabilisce in dettaglio le norme di esame dei candidati e esamina con proprio personale I candidati, o fornisce indicazioni delle proprie esigenze ad una azienda di consulenti specializzata nel settore che , alla fine effettua la scelta.

Tutto funziona regolarmente senza intralci e il mondo del lavoro seguita ad andare avanti tranquillamente.

Un settore, invece, (tanto per cambiare in Italia)  è quello pubblico della scuola che riesce a rendere complicatissime le cose semplici e, per “rimediare”, quelle poche cose che fa sono in buona parte sbagliate.

Vediamo la partenza.

Il numero degli allievi futuri e dei docenti che andranno in pensione è un dato certissimo noto con un ampio anticipo.

A questo punto il numero dei nuovi docenti da assumere dovrebbe quasi totalmente essere determinato per via matematica.

Numero dei docenti per le singole aree territoriali e per le relative specialità di insegnamento.

Semplice, no?

Invece una schiera di incapaci riesce ad avere un numero impressionante di docenti precari , sistemati nelle più sballate aree geografiche  e con le specialità meno richieste su certe aree.

Per quanto mi sia dato da fare non sono ancora riuscito a trovare qualcuno che mi desse una spiegazione plausibile del fenomeno.

Ci vuole molto a fare i concorsi per specializzazione di docenza e per area geografica  facendo firmare ai concorrenti una dichiarazione in base alla quale, nel caso di qualificazione accettano di vincolarsi per un tempo abbastanza lungo nel luogo di lavoro assegnato?

Ci vuole molto a concordare con Iisindacati l’unificazione dei trattamenti disciplinari pubblico-privato ?

Ci vuole molto ad operare nella scuola per obbiettivi tecnico-economici il cui raggiungimento deve essere oggettivamente controllabile?

Ci vuole molto a far controllare programmi e metodi di selezione e anche programmi di insegnamento da personaggi di provato valore professionale  esterni “al gioco”?

Ci vuole molto che chi fa proposte e si batte perchè siano applicate, risponda di persona dei risultati?

Sembra, a vedere dalla situazione,, che il tutto sia gestito da poeti ( per di più di scarso valore letterario) che si divertono a discettare su metodologie di selezione di cui, probabilmente, non conoscono neanche il significato.

Questo modo di ragionare si è ormai diffuso anche nei programmi di insegnamento.

Anche qui i discorsi dovrebbero essere semplici. C’è chi preferisce, per aspirazioni e/o per propria attitudine di possedere una cultura abbastanza ampia, con tendenza alla cultura classica. Altri, pur desiderando una cultura ampia, si sentono o sono portati verso l’area scientifica.

Per queste due aree ci sono anni di esperienza collaudata in tutto il mondo.

Non è necessario inventare alcunchè.

Invece le recenti innovazioni-invenzioni italiote sono risultate ampiamente sbagliate.

Come, ad esempio l’abolizione della geografia, senza la cui conoscenza molti giovani non sanno più se Rom(e) è in USA o in Italia e se l’Adda sia o no  un affluente del Po.

Certamente la cosa essenziale è di poter disporre di docenti non al livello di un Dante Alighieri o di un Leonardo da Vinci, ma semplicemente capaci alla docenza e  con una caratteristica prioritaria, saper parlare e scrivere correttamente nella lingua patria.

E, per patria si intende l’italiano e non la lingua del paesetto in cui si è nati.

Inoltre, per i pomposi docenti di una lingua straniera, questi siano padroni veramente della lingua che insegnano e non di un incomprensibile pidgin , come quello parlato da un ben noto politico nostrano.

D’altra parte se I risultati in sede internazionale sono quelli che hanno portato il premio Nobel ad un certo letterato, inventore del gramelot………, di cui si dice che , tra l’altro, non sia neppure l’autore, ma semplicemente il dicitore, questi sono I clamorosi risultati dell’opera di tanti geni incompresi.

 

 

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