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Scuola, riforma? Spietati coi prof analfabeti

di GIANLUIGI LOMBARDI CERRIScuola, Esami di Maturità

Non riesco proprio a capire questa ansia di riforme che agita la scuola. Facciamo una indispensabile premessa.

La scuola italiana, con tutte le innovazioni introdotte in quasi 50 anni sta andando sempre più da cani.

Questo tralasciando test PISA e altri simili, non perché io disistimi questi test , ma perché è più che sufficiente la valutazione spannometrica dei fatti (ci sono tanti troppi universitari che presentano una tesi di laurea scritta in ITALIACANO).

Quindi l’unica “innovazione” da fare  è quella di tornare a 50 anni fa e oltre applicando subito tre semplici regolette :

 

1.-Bocciare inesorabilmente chi non merita

2.-Avviare verso lavori manuali o semimanuali i docenti che, dopo adeguati controlli, risultino incapaci.

3.-Smettere di voler applicare a tutti i costi metodi di insegnamento che non avranno mai nessun riscontro positivo.

Ora però ritengo opportuno fare alcune sintetiche considerazioni su che cosa si debba richiedere alla scuola.

Quali dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali dei vari livelli di insegnamento?

 

A.-Scuola elementare.

Si deve insegnare a leggere, scrivere e far di conto (possibilmente anche mentale) e fornire le conoscenza base del vivere civile, tralasciando quella stupidaggine di voler insegnare l’informatica (e lo dico da pluriennale esperto del settore) che i giovanissimi, per quello che a loro serve, imparano da soli, nonché l’aritmetica secondo la teoria insiemistica.

B.- Scuola media.

Deve fornire la base della cultura, dico base e non svolazzi, specie se con obbiettivi politici.

E in questa base deve essere compresa una lingua, oltre all’italiano (lingua abbondantemente negletta specie al centro-sud), lingua che sia insegnata da un docente che detta materia la conosca non per sentito dire, come troppo spesso accade.

Essendomi capitato di sentire esibizioni linguistiche al livello della caricatura, non solo da docenti ma anche da persone che si danno arie di oratori  ………………….. nevvero !

C.-Scuola professionale.

Deve insegnare un MESTIERE e i docenti devono essere presi in prestito dal mondo del lavoro e non da quelli  che , per i quali per vincere un concorso basta solo studiare (neanche poi tanto) sui libri imparando a conoscere appena la differenza tra un tornio, una fresatrice ed un trapano.

D.-Scuola tecnica

Deve insegnare una PROFESSIONE TECNICA con un discreto livello di aggiornamento.

Qui, più che mai i docenti devono essere attinti dall’industria perché mai è più valido ed estensibile il detto leonardesco: “quando t’avvien di trattar delle acque consulta prima l’esperienza e poi la scienza”.

E.-Licei .

Devono elevare il livello di cultura generale in modo che gli allievi probabili futuri dirigenti, non ragionino come dei buzzurri.

A titolo di esempio l’insegnamento della filosofia deve essere volto a dare all’allievo capacità di ragionamento e non le basi filosofiche della cultura marxista.

F.-Università.

Mai come in questo settore le selezione di docenti e allievi va resa spietata.

Non è obbligatorio laurearsi o avere una cattedra !

Anche qui solo le cattedre di materie teoriche possono essere tranquillamente occupate da teorici, purché dotati di discrete capacità didattiche.

Tenendo ben presente che  per quanto attiene le materie applicate, se un docente non le applica per più di un paio di anni “è inesorabilmente fuori dal giro”.

I docenti con caratteristiche inadatte all’ insegnamento devono rimanere in sede universitaria, solo per lo sviluppo della materia in cui sono specializzati.

In parole povere, se non sono capaci di insegnare, facciano  ricerca.

Come conclusione chi governa , oltre  a finanziare la ricerca e non l’applicazione (che porta inevitabilmente alla più bieca speculazione) deve ampliare il campo delle borse di studio e dei prestiti d’onore.

Chi non ha soldi, ma è bravo deve poter continuare a studiare, mentre chi ha soldi (anche se tanti) ma non è bravo  deve fermarsi ad un livello inferiore.

 

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