Scuola, il fortino di Renzi e il silenzio recidivo dei padani. Lombardia docet

di BENEDETTA BAIOCCHIScuola, Esami di Maturità

Dite qualcosa di scolastico, padani. Dite qualcosa davanti anche al recente dossier della Fondazione Agnelli che dimostrava l’assimetria scolastica, quasi tutti prof del Sud e per di più in materie non centrali rispetto alle esigenze del mondo che cambia. Dite qualcosa di culturale. Non esistono solo i campi rom e gli sbarchi, c’è un’altra realtà, c’è la società scolastica, abbandonata a se stessa.

Tanto per cominciare, domenica si è aperta con l’Inno di Mameli,  l’iniziativa Pd sulla scuola organizzata anche per festeggiare il primo anno del governo Renzi. “La scuola che cambia, cambia l’Italia” era il titolo della manifestazione aperta dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. “Su decine di insegnanti ci sono esempi di bellezza fulgida e altri che non sono degni del compito che gli è stato assegnato”, ha esordito il premier. E poi:  “Penso che gli scatti di merito siano giusti”. Ma gli slogan proseguono: “Smettiamo di giocare sulla pelle degli insegnanti precari”. “Le classi pollaio sono inaccettabili”.

E via discorrendo…: “Non ci può essere un’Italia del nord bloccata dal patto di stabilità e un’Italia del sud bloccata dai ricatti”. “Un ragazzo di Crotone e uno di Como hanno lo stesso diritto di stare in scuole sicure”….

Poi l’indicazione tecnica: “In settimana ci sarà il doppio atto legislativo: ddl delega e decreto legge di riforma della scuola“.

E come funziona, ad esempio in Lombardia, la scuola? Ai suoi vertici vi sono per caso doppi o tripli incarichi padani? Si attendono risposte. Dopo soprattutto che Salvini ieri ha parlato di moralità della vita pubblica e di vitalizi. Basterebbe chiedersi se gli uomini padani che siedono ai vertici della scuola lombarda, hanno uno o due o quanti ruoli aperti. Ne potrebbe bastare uno, segretario. Che ne pensa?

 

 

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