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Scuola e graduatorie, chi è il più asino del reame?

di DISCANTABAUCHIpinocchio

Nord sopraffatto da un esercito di professori del Sud che, in barba ad un criterio di equità territoriale, entrano in ruolo sorpassando i precari del Nord che hanno diritto ad entrare in classe col registro di insegnante.

Questa è la storia, che lo si voglia o no, è il risultato di un ventennio di niente di fatto, mentre si proclamavano da Roma reclutamenti regionali, concorsi su base territoriale. Risultato? Zero, anzi, dieci a zero, il Sud batte il Nord in una classifica di occupazione della scuola pubblica, grazie alla sistematica occupazione politica delle direzioni scolastiche, grazie al perdurante controllo dei vertici scolastici sulla base di criteri che non interessavano a tutti i partiti. La scuola, in fin dei conti, poteva aspettare, prima c’erano il federalismo fiscale, prima c’era il residuo fiscale, prima c’erano le ragioni economiche della secessione. E la scuola? Roba da vecchi. E da comunisti, quindi una partita persa.

Ora però dopo proclami decennali sui concorsi regionali mai conquistati, mai imposti nonostante governi targati pdl-lega, ecco che c’è scontro tra i due Matteo. Il primo, quello del Carroccio, che se la prende e dà del bugiardo a Renzi, affermando: “Era febbraio. Renzi prometteva 3,5 miliardi di euro per sistemare centinaia di scuole italiane. Dei miliardi promessi non si sa nulla, forse ci saranno 500 milioni. Degli interventi promessi si sa poco o niente, e il 15 settembre e’ vicino. Per studenti e professori, altra presa in giro. #renzipinocchio”.

L’altro Matteo premier, dal canto suo, siamo certi che da qualche parte per la scuola, da sempre materia cara alla sinistra, quei fondi li saprà tirar fuori. Oltre che dar corso al progetto di un migliaio di asili che attendono di essere aperti. Perché c’è chi parla e chi fa.

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