SCOZIA, UNA RIUNIONE SEGRETA PER FERMARE L’INDIPENDENZA

di SALVATORE ANTONACI

Teatro della scena: un’abitazione come tante dall’aspetto non appariscente in Abbotsford Park ad Edimburgo, città sede dello Scottish National Parliament e più autorevole  candidata a ricoprire il ruolo di capitale in una futura nazione scozzese indipendente e sovrana. I protagonisti dell’intrigo: oltre al padrone di casa, Alistair Darling, già Cancelliere dello Scacchiere (Ministro delle Finanze) nell’ultimo governo laburista britannico capeggiato con polso non fermissimo da Gordon Brown,  cinque autorevoli rappresentanti delle due altre forze politiche che contano aldiquà ed aldilà del confine tra le due parti del Regno ovvero conservatori e liberaldemocratici.

I loro nomi non diranno forse tantissimo a chi frequenta di rado le cronache politiche d’oltremanica, ma rappresentano la certezza assoluta che la partita dell’autodeterminazione scozzese sta per entrare nella sua fase più interessante e combattuta. Infatti lo scopo dichiarato del già menzionato Darling assieme ai colleghi di partito Douglas Alexander (Ministro – ombra agli esteri) e Jim Murphy (analogo ruolo, ma alla difesa), ai Tories Andrew Cooper (Direttore delle strategie politiche di Downing Street e strettissimo collaboratore di David Cameron) e David McLetchy, ex-leader dei conservatori scozzesi, ed al libdem Euan Roddin, consigliere speciale del ministro agli affari scozzesi, è proprio quello di organizzare il delitto perfetto, ovvero, abbandonando i sentieri della fiction gotico – poliziesca, di elaborare le strategie più acconce alla sconfitta degli indipendentisti nel referendum che, con ogni probabilità, dovrebbe svolgersi nel 2014.

La riunione tra le teste d’uovo di questo super-comitato doveva restare un segreto, sarebbe il caso di dire mai come in questa circostanza, di Stato, ma evidentemente così non è stato e l’imbarazzo per il disvelamento della trama non tarderà a manifestarsi, soprattutto in un paese la cui stampa, notoriamente, non fa sconti a chicchessia. Ma cosa si è tentato di celare dietro ad una rimpatriata tra vecchi amici allietata dall’immancabile tazza di tea che fa così tanto coreografia anche da queste parti? Semplice ed al contempo di estrema importanza: nientemeno che un’alleanza di ferro tra i perenni litiganti di Westminster, l’istituzione parlamentare più antica e celebrata al mondo. Il tutto in funzione, si diceva, anti-secessione, spauracchio che a nord dell’isola assume le fattezze dello Scottish National Party di Alex Salmond,  da poco più di un anno al governo, con maggioranza assoluta, dell’assemblea legislativa locale che con una certa maldestra faciloneria il buon Tony Blair aveva concesso agli elettori del posto per accattivarsene le simpatie nel segreto dell’urna.

Da allora un possibile partner di governo è diventato il nemico numero uno dell’attuale assetto istituzionale perseguendo con l’intransigenza degli uomini miti l’obiettivo per il quale gli orgogliosi montanari delle Highlands combatterono in passato mille battaglie: la riconquista delle proprie libertà. Tutto ciò, seppure espresso nelle maniere assai più civilizzate dei tempi contemporanei, appare inammissibile per i vertici del Regno Unito, perfino edulcorando la portata dirompente dell’evento con un compromesso del tipo Commonwealth che tanto ha contribuito nel mantenere rapporti di buon vicinato tra la casa madre e le ex-colonie dell’impero emancipatesi nel corso dei secoli. Di qui l’impegno crescente dei tre tenori di partito al fine di scongiurare quella che essi stessi paventano come una iattura foriera di chissà quali catastrofiche conseguenze. Peraltro la notizia del meeting “segreto” giunge a poca distanza da alcune clamorose uscite verbali di esponenti locali dei partiti unionisti che si erano detti pronti a sfatare il tabù dell’ union sacrée ed a sfidare le convinzioni consolidate del notabilato politico di appartenenza. Era, quindi, giunto il momento di provare a reagire alla slavina che rischiava di mutarsi in una valanga in pochissimo tempo.

Un tentativo che rischia davvero di naufragare miseramente. In una tazza di tea.

 

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