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Scozia, Catalogna, terremoto in Europa. Ma è Diada anche a Milano

di GIULIO ARRIGHINI e ROBERTO BERNARDELLIcollettivoavanti

Noi non sappiamo cosa accadrà dopo il 18 settembre né dopo il 9 novembre. Non sappiamo se Scozia e Catalogna diventeranno, ciascuna con strade e percorsi istituzionali diversi, indipendenti.

Sappiamo però che la storia non torna sui suoi passi. Il successo straordinario della manifestazione di Barcellona, l’11 settembre, in gemellaggio peraltro con la riuscita “calata” degli indipendentisti a Milano, organizzata dal Collettivo Avanti, ci dice che l’indipendenza è una questione di popolo, non di palazzo. Appartiene alla gente, non ai partiti.

Ieri alla Diada,  la festa nazionale catalana, ha formato nel centro di Barcellona una gigantesca V di 11 chilometri con i colori della bandiera indipendentista catalana.  “Riempiamo le strade, per riempire le urne” era uno degli slogan. Oppure ‘Ara e’s l’hora’, adesso è il momento.collettivoavanti2

Sappiamo che anche se il Parlamento regionale catalano ha fissato il referendum, Madrid non darà il visto legale alla consultazione. Un po’ come il governo italiano, che ha ricorso alla Consulta per dire che il referendum veneto consultivo è illegale. Certo, allora perché non sciogliere direttamente il Consiglio regionale veneto?

Se Madrid dovesse mantenere una linea dura, già si sa che il governatore Artur Mas ha da calare l’asso delle elezioni anticipate. Anche il Veneto potrebbe rischiare imitando questa strategia?

Oggi è davvero difficile stabilire un contatto politico-cerebrale in Italia sulla parola plebiscito. Quello per l’unità forzata doveva andare bene, per forza, appunto. Quello di una consultazione che rischia di ribaltare i canoni dell’intangibilità dell’unità, invece, non deve neanche essere realizzato. Troppa paura.

Da anni si sente parlare di disobbedienza civile, di protesta fiscale, ma mai nessun sindaco, nessun governatore ha mai osato superare l’asticella del mero pronunciamento. Non un sciopero della fame. Semmai, l’uso strumentale del blitz del tanko dell’aprile scorso per cavalcare l’onda elettorale. Poi silenzio.

Senza Catalogna, la Spagna perderebbe un quinto del suo pil. L’Italia senza il Veneto, o la Lombardia, perderebbero quasi la metà del Pil. Non c’è bisogno di cercare altre ragioni all’ostinazione della politica nel dire che è un attentato all’unità un referendum sull’autodeterminazione.

Se in Catalogna un cittadino su tre scende in piazza contro Madrid (è come se in Italia 10 milioni di cittadini avessero manifestato), la spinta indipendentista non si esaurirà chiaramente il 9 novembre prossimo.

E sarà destinata, a differenza dell’evento scozzese, proprio per le resistenze di Madrid, a trascinarsi ancora nel tempo. La crepa però nel muro dei vecchi stati nazionali è un dato di fatto. Possono tirar su il loro ponte levatoio, ma fuori il mondo brucia. Se Madrid non si siederà ad un tavolo, come faranno Edimburgo e Londra, comunque vada il referendum scozzese, cosa accadrà?

Intanto, proprio a botta calda, il 19 settembre, un giorno dopo il voto scozzese,   il Parlamento catalano dovrebbe approvare una misura per garantire al leader della regione il diritto di indire un referendum. A quel punto il governo del premier spagnolo Mariano Rajoy chiederà probabilmente alla Corte costituzionale di dichiarare il voto incostituzionale. Se accadesse il peggio, le elezioni regionali diventerebbero il referendum di fatto politico per dire cosa vogliono diventare i catalani.

Ci ricorda la cronaca che quando i Paesi Baschi non ottennero l’autorizzazione per un referendum nel 2005, Madrid minacciò di arrestare i leader della regione se avessero organizzato comunque l’elezione.

Insomma, la libertà ha il suo prezzo, e non tutti gli stati la considerano una legittima aspirazione. La storia insegna che tutto ha un inizio e una fine e che gli stati per loro natura non sono eterni. Questione solo di tempo, oltre che di metodo di battaglia.

Segretario e presidente Indipendenza Lombarda

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7 Comments

  1. E sempre sull’indipendenza…

    Vedete o no cosa sta succedendo per via della CRIMEA e dell’UCRAINA..??

    Se gli indipendentisti volessero davvero l’INDIPENDENZA, kax, basterebbe allearsi col PUTIN. Putin in veneto vuol dire ceo, pikoeo. Piccolo.

    MA GRANDE DATO KE E’ KAPO DELLA GRANDE MADRE RUSSIA..!

    E la RUSSIA HA FATTO MORIRE UN FRA KAX DI UOMINI europei…

    Gli inglesi la vorrebbero e sarebbe un bel territorio come bottino.

    Gli inglesi e i cugini di montagna o d’amerika..??

    LA VORREBBERO..!

    Fantasie..??

    IO SO LEGGERE E VOI..?

    NEI FATTI VI E’ LA VERITA’.
    IMPARIAMO A LEGGERLI
    SOLO PER NON SOCCOMBERE.
    NON PER AVERE RAGIONE.
    MA SOLO PER NON SOCCOMBERE.

    AMEN.

    PS:
    mi posso sicuramente sbagliare…

  2. RAGAZZI..!!!

    Guardate che SOTTOVALUTATE I POTERI CHE VI DOMINANO..!

    Fino a questo momento hanno tollerato e fatto finta di non vedere… ma dopo quelle date non tollereranno piu’ atti contrari a: l’una e indivisibile..!!

    Vi mandano l’ESERCITO. Anzi. C’E’ GIA’… e’ la benemerita.

    Non dico altro… se no che servizio vi do..?

    Salam e mortadellam.

    Amen…

    • Magari! Purtroppo dobbiamo essere realisti e onesti con noi stessi: non si è mai vista qua in Veneto una manifestazione ed una spinta popolare per l’indipendenza così imponente come quella catalana, né come quella scozzese (al massimo da noi hanno sfilato forse 2 mila persone, non di più). Anche dal punto di vista elettorale, i movimenti indipendentisti hanno un consenso praticamente inesistente, e non mi aspetto che ottengano risultati degni di nota nemmeno nelle prossime elezioni regionali. Penso proprio che qui l’indipendenza la vedremo col binocolo, anche perché la legge per il referendum è già stata impugnata dal governo, e non ho visto manifestazioni popolari stile Diada per difendere il diritto di decidere, né mi pare che siano in programma azioni eclatanti neanche da parte dei consiglieri regionali che sarebbero favorevoli, almeno a parole, alla consultazione. Sono principalmente questi i nodi da sciogliere per dire che il Veneto è come la Scozia o la Catalogna.

      • Certo che non si è mai vista.
        Fino quando si tratta di trovarsi in piazza a sventolare bandiere e cantare cori come allo stadio ci sono tutti ma quando arriva il momento di prendere una decisione e tenervi fede nel bene e nel male, tutti che si defilano.
        Non si è mai visto uno stato che va dai propri sudditi (cittadini le balle, non esistono i cittadini) e chiede loro gentilmente se vogliono restare oppure no, così come non si vede un allevatore chiedere al bue se è contento del recinto nel quale lo tiene rinchiuso.
        Neanche il civilissimo regno unito ragiona in questi termini.
        L’indipendenza non si chiede, si prende e per fare questo il primo passo è essere indipendenti dentro se stessi.
        La maggior parte dei veneti è come il cavallo che sogna il morso: con gente così non ci sarà mai un veneto libero

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