Ricciarelli, il patriottismo pataccaro nel nome di Mameli

di TONTOLO

Nessuno è più adatto della signora Ricciarelli a rappresentare questa Italia: baby boomer dalle origini burrascose dense di patriottismo italo-germanico, si è fatta da sola negli anni di un altro boom (quello economico) grazie a notevoli doti e tanta voglia di emergere, grandi successi e qualche inevitabile stecca. Ha coronato il suo percorso sposando Pippo Baudo in un matrimonio unificatore della penisola e associandosi alla più amata icona dell’italianità nazional-popolare.

Nessuno meglio di lei è adatta a intonare il mamelico inno e infatti glielo hanno fatto fare a un incontro di rugby con la Nuova Zelanda. L’esito è stato in perfetto patriottismo pataccaro: ha cannato un po’ di strofe riducendo la patriottica melodia al solito refrain di Scipio, Roma e morte: l’essenziale insomma.

La performance è stata seguita dalla Haka, il rituale grido di battaglia dei maori, le cui gestualità irridenti sono  in questo caso venute propria a fagiolo. La deputata post fascista Frassinetti (quella che ha fatto approvare l’insegnamento nelle scuole del motivetto) dovrebbe impegnarsi a fare imporre anche l’obbligatorietà dopo l’inno della Haka con tutto il suo straordinario gioco di gomiti e avambracci. Chiamiamolo “Haka Mameli” tipo corrida, oppure “Mameli Haka”. Nessuno faccia lo spiritoso con cambi di consonante alla toscana.

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