Scioperi, Cameron più duro della Thatcher. Se fossimo in Italia sarebbe la rivoluzione

di BRUNO DETASSISsciopero1

Giro di vite del governo conservatore britannico sul diritto di sciopero. Un progetto di legge, formalizzato oggi dai ministri competenti, prevede fra l’altro un quorum minino (il 40% degli iscritti e il 50% dell’affluenza) per proclamare un’astensione dal lavoro, limiti alla durata di un’agitazione nel settore industriale (e non solo nei servizi essenziali), restrizioni sui picchetti, e un norma (che potrebbe danneggiare soprattutto il Labour) secondo cui i lavoratori iscritti a un sindacato dovranno dare un consenso esplicito per destinare il contributo fiscale al partito di riferimento. Secondo le organizzazioni sindacali, il pacchetto – definito dai media il più duro in materia dall’era Thatcher – minaccia di rendere l’astensione dal lavoro “praticamente impossibile” in Gran Bretagna, dove esistono tuttora 149 sindacati registrati, 25 dei quali cofinanziati dalla politica. Il maggiore di questi, Unite (legato al Partito Laburista con il suo 1,4 milione di iscritti) ha già promesso battaglia. Per il governo Cameron si tratta invece di “bilanciare” il diritto allo sciopero con i diritti degli utenti e del business. “I sindacati hanno un ruolo costruttivo da giocare nel rappresentare i propri iscritti, ma il governo della nazione vuole bilanciare i loro diritti con quelli delle persone che lavorano e del business”, ha detto  il ministro alle Attività Produttitive, Sajid Javid.

Se fosse accaduto in Italia, sarebbe stata la rivoluzione.

 

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