LEGA, LA SCENEGGIATA D’AVANSPETTACOLO CONTINUA

di GIANLUCA MARCHI

“E’ incredibile quanto il teatrino si regga ancora in piedi… Traballa, traballa…ma lo spettacolo riesce ancora ad andare in onda. Una sceneggiata d’ avanspettacolo organizzata da una compagnia di teatranti oramai stantìa e decadente che si regge su una monumentale faccia di bronzo di chi ancora ha il coraggio di calcare il palco a far sparate da circo ad una platea di comparse gaudenti al partecipare a questa farsa.
“Siamo Uniti”…questa la PRIMA GRANDE BUGIA.
“Lottiamo insieme per la Padania”…questa la SECONDA  MENZOGNA.
No caro gruppo dirigente leghista. La recita non funziona più come prima. Non siete credibili. Vi siete rotolati nello stagno romano fino a ieri adesso sperate di farvi notare puliti. Qua la faccenda è seria, le popolazioni padane stanno per essere messe in croce da poteri forti senza scrupoli avallati da una vergognosa classe politica ed hanno bisogno di veri leader che li difendano e li conducano verso la sacrosanta autodeterminazione. Uomini che non possono avere la faccia di chi per anni gli ha parlato di identità e territorio per poi gettarli nelle braccia del più bieco piazzista della politica come il tycoon di Arcore facendosi comprare ogni centimetro quadrato del Movimento. E voi sareste quelli che dovrebbero guidare la lotta indipendentista ed identitaria di un popolo (anzi…di popoli…) che sta per essere per l’ennesima volta preso in giro e spremuto come un limone? Andate via, pagliacci, l’autodeterminazione è una cosa seria. Lasciatela fare ha chi almeno dimostra un pò più di coerenza di voi”.

Queste parole sono scritte dal nostro lettore Luca Podestà che, devo ammettere, è più bravo di me a descrivere e a sintetizzare i sentimenti di un militante leghista (o ex che dir si voglia) deluso e tradito nell’anima dallo spettacolo che il Carroccio ha mandato in scena dal 2000 a oggi, con una deriva che negli ultimi mesi, complice la perdita delle poltrone ministeriali, è andata addirittura peggiorando, perché il patetico tentativo di rifarsi una verginità, ad uso e consumo della base onesta e che ancora crede (un vero prodigio che riesca ancora a farlo), si scontra con i vecchi legami e con la presenza sempre incombente del Cavaliere di Arcore.

Vedete, non c’è di meglio che ascoltare le parole degli ipotetici avversari di oggi per inquadrare i messaggi lanciati da Umberto Bossi domenica a Milano. Fra le tante dichiarazioni sfornate ieri dal mondo della politica, me n’è rimasta impressa una uscita dalla bocca di un politico del Pdl (non ricordo nemmeno chi, ma questo è del tutto secondario) che ha detto più o meno cosi: “L’attacco di Bossi a Formigoni? Una minaccia per il popolo!”. Ecco, qui sta la sintesi del leghismo degli ultimi anni, una vera e propria presa per il culo della mitica “base” fatta di tante oneste persone dentro le quali ancora arde, quantomeno in formato fiammella, il sacro fuoco iniziale. Il resto del movimento, la dirigenza e la pletora di migliaia di persone che si sono sistemate la vita grazie alla Lega (e che la base manco immagina quante siano) di quel “fuoco” non interessa proprio nulla.

Così dopo le minacce di cartapesta di piazza Duomo (“Berlusconi fai cadere il governo infame di Monti oppure noi facciamo cadere la Giunta Formigoni”), non poteva mancare il segnale uguale e contrario. Che è arrivato a stretto giro di posta. Ieri sera i due “amiconi” Umberto e Silvio si sono incontrati a Milano, attorniati dalla solita compagnia di giro, cioè i Calderoli, i Ghedini e l’immancabile Aldo Brancher, che potesse sotterrarlo il mondo, ma sarà sempre lì pronto a tessere la tela fra i due anziani leader: lo farebbe anche il giorno (il più lontano possibile, sia chiaro) che, in triste corteo, verranno accompagnati al camposanto.

La sceneggiata d’avanspettacolo, come l’ha definita prima l’ottimo Podestà, era andata in onda la domenica in piazza Duomo, senza per altro ottenere grandi risultati sul fronte del messaggio unitario che si voleva dare del movimento. Qualcuno si era persino illuso che la Giunta Formigoni avesse le ore contate e si sono sprecate le dichiarazioni di coloro dichiaratisi pronti “a staccare la spina in cinque minuti se il Capo lo ordina”. L’ennesimo modo per imbesuire i militanti. Ma lo vedete voi Bossi che fa cadere Formigoni, trascinando nella momentanea disoccupazione anche il Trota/desaparecido? Senza contare che il Cavaliere, per ritorsione, avrebbe risposto mandando a casa le Giunte guidate dai “soldati-generali” Roberto Cota e Luca Zaia. Suvvia, l’ennesima presa per i fondelli. E infatti ieri sera, nel triste e grigio villone di via Rovani a Milano, i due “vecchi” avranno trovato l’ennesima “quadra” per tirare avanti da fronti apparentemente contrapposti: “Colpire divisi, per vincere uniti!”. E magari avranno parlato di legge elettorale, anzi di come far naufragare ogni tentativo di riformare il porcellum, perché a entrambi interessa andare al voto con questo sistema che consente ai capi dei partiti di fare una bella “purga” di tutti coloro che rompono gli zebedei. Tutto il resto è fuffa, alla faccia di quelli, purtroppo tanti, che ancora ci credono. E alla fine l’amico Silvio ha salutato l’amico Umberto con due baci sulle guance, ci informano le agenzie. Evviva, siam tutti contenti.

In questo quadro  i cosiddetti “barbari sognanti”, gli uomini più vicini a Maroni, hanno davanti un percorso stretto e non facile da percorrere. I cardini su cui si muove l’ex ministro dell’Interno sembrano essere due: innanzitutto procedere in fretta ai congressi provinciali per arrivare a giugno a quelli nazionali avendo ottenuto il controllo della piramide medio-bassa del movimento, visto che del congresso federale non si parla affatto, sulla base della maggioranza interna che ritiene di avere, e poi ottenere la corsa solitaria della Lega alle prossime elezioni amministrative, a cominciare dalla città simbolo di Verona, dove intorno alle mosse di Flavio Tosi si intravvede un gran fermento e anche il rischio concreto di imboscate. Queste sono le piattaforme su cui procedere verso il ritorno alla Lega delle origini, alla Lega del sogno egemonico nelle regioni del Nord, alla Lega degli onesti contro la Lega-Tanzania. Facile? Tutt’altro. E poi è sicuro, Roberto Maroni, di avere alle spalle tutte le truppe che mette in conto sul suo taccuino? Comunque sia, come ha già osservato il nostro Gilberto Oneto, qualunque cosa abbia in mente di fare, la deve fare in fretta.

BOSSI? “CAPO UNICO E INDISCUSSO”! PAROLA DI REGUZZONI

Dopo Milano, la Lega è quella «di sempre, con Bossi unico e indiscusso capo». Lo dice il capogruppo uscente della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, in un’intervista al quotidiano La Prealpina. A chi gli fa osservare che Maroni sembra spingere per la leadership, Reguzzoni replica: «Bossi ha confermato di essere l’unico riferimento politico del movimento. Ha dettato in modo inequivocabile la linea». Anche lei è un ‘barbaro sognantè come Maroni? «No, un leghista, come Maroni», risponde il deputato. E all’osservazione che l’ex ministro avrebbe vinto la partita dei congressi, il deputato ribatte: «Ha vinto il movimento, hanno vinto i 75mila di piazza del Duomo che hanno applaudito Umberto Bossi. Tutto il resto è secondario». Se qualcuno dice che il Senatur ha perso carisma, Reguzzoni afferma che «il capo conserva tutta la sua autorevolezza. È in suo nome, e nel nome della Lega, che Maroni ed io ci siamo stretti la mano, domenica scorsa». Quanto ai rapporti con il PdL, dopo l’ultimatum di Bossi, il deputato dice: «Ha passato la palla al PdL, ora obbligato a chiarire la propria posizione. Mi pare che i problemi di leadership siano più del Popolo della Libertà che nostri». Dove sta andando la Lega? «I 75mila di piazza del Duomo hanno ribadito una forza indiscussa. Mi pare incontestabile. Ed è vero che una Lega tanto forte dia fastidio, così che i suoi nemici abbiano interesse a dividerla. Ma sono tutti nemici esterni. La Lega percorrerà il progetto egemonico indicato da Bossi: primo partito al Nord. La bussola è sempre la stessa: l’indipendenza della Padania».

Il “Cerchio malefico” si scatenata. Passata la domenica, dopo Reguzzoni, tocca a Rosi (badante) Mauro imporre qualche veto, e lo fa in qualità di “Commissaria” della Lega Emiliano-romagnola: Riporta Libero-news.it: “Rosi Mauro […] mette il bavaglio a Roberto Maroni. Nell’ultima riunione della segreteria si è deciso di non invitare l’ex ministro in Emilia. Rosi Mauro va avanti per la sua strada, incurante della rivolta della base in difesa di Bobo quando a silurarlo ci aveva provato Bossi”

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