ABOLIZIONE DELLE PROVINCE: 4 REFERENDUM IN SARDEGNA

di REDAZIONE

L’anticasta segna una prima vittoria in Sardegna: domenica 6 maggio gli elettori dell’Isola saranno chiamati a votare anche i quattro referendum promossi per l’abolizione delle Province regionali istituite nel 2000 con l’appoggio pressochè unanime di tutti i partiti. Il giudice del Tribunale civile di Cagliari, Maria Teresa Spanu, ha infatti respinto il ricorso dell’Unione Province sarde (Ups) confermando i quattro quesiti abrogativi. A questi se ne aggiungono altri sei, tutti con lo stesso obiettivo: tagliare drasticamente i costi della politica e abolire i privilegi della casta.

Il verdetto del giudice fa esultare i promotori della consultazione popolare. «La telenovela degli avvocati delle Province contro i referendum è finita – sottolinea il movimento capeggiato dai Riformatori e sostenuto da 120 sindaci – Adesso la parola tocca ai sardi e soltanto ai sardi che potranno urlare quello che pensano con una valanga di Sì: per la vecchia politica questa volta sarà difficile far finta di niente». C’è ancora uno scoglio da superare prima del voto: venerdì il Consiglio regionale è chiamato ad esprimersi sulla legge di riordino del sistema Province in Sardegna. «È incredibile – commentano i referendari – dopo esser rimasto fermo per anni il Palazzo tenta di organizzare a 48 ore dal voto, e a campagna referendaria praticamente conclusa, una sceneggiata ai danni dei sardi e dei referendum». Nate nel 2000, le quattro Province regionali (Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia Tempio) hanno portato a otto il numero complessivo degli enti intermedi nell’Isola (le ‘storichè sono Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari). «Una cifra esorbitante – dicono oggi i detrattori – con la moltiplicazione dei costi e dei centri di potere».

Ora le quattro ‘cenerentolè non le vuole più nessuno. A partire dal governatore Ugo Cappellacci, che ha salutato con soddisfazione la decisione del Tribunale. «Finalmente la parola passa ai cittadini sardi e il confronto ritorna sul piano della dialettica democratica e non dei cavilli – commenta il presidente della Regione – È stato scongiurato quello che sarebbe stato un vero e proprio sgambetto alla democrazia e un tentativo estremo di eludere la volontà popolare».

Chi si è battuto sino in fondo contro questa consultazione è stato il presidente dell’Ups, Roberto Deriu (Pd), che oggi rilancia. «Tentare di fare le riforme con la semplice abrogazione di alcune leggi – attacca – non può in nessun modo essere salutata come una vittoria: è semmai la sconfitta di quanti fino ad oggi hanno guidato la politica regionale, a cominciare dal presidente Cappellacci». E mentre Articolo 21 si appella all’Authority contro «l’oscuramento mediatico», i referendari si preparano alla sfida più ardua: vincere l’astensionismo e centrare il quorum del 33%. L’ultimo passaggio alle urne, nel 2003, si era rivelato un flop: per promuovere le quattro nuove Province aveva votato appena il 15,77% degli elettori.

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3 Comments

  1. Attenti, arriva la trasmissione Territori di Rai Parlamento e sopra il referendum cola una colata di cemento! Territori farà una bella intervista a Castiglione dell’Upi e a Del Rio che diranno che le province servono e devono restare! E chi caspita se ne frega del popolo!

  2. Volete vedere che sarà di nuovo qualche becchino della lega a trovare la scappatoia per lasciare le quattro mangiatoie al loro posto ?

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