Sanità veneta? Batterio killer: relazione, coinvolti 100 soggetti in 5 anni

Gli ispettori del ministero della Salute “saranno inviati all’ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento a Verona per verificare quanto è accaduto” il merito alla contaminazione da citrobacter che ha portato alla morte di 4 bambini e a gravi danni per altri. Lo ha annunciato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto a ‘La vita in diretta’ su RaiUno.

Nell’infezione da Citrobacter all’Ospedale della mamma e del bambino di Verona sono stati coinvolti 100 soggetti nel periodo dal 2015 al luglio scorso, di cui nove da gennaio 2015 fino a marzo 2017, e 91 da aprile 2017 a luglio 2020. Lo si legge nella relazione ispettiva disposta dalla Regione Veneto. Dei 100 casi, 49 erano ricoverati in Terapia intensiva neonatale e 18 in Terapia neonatale pediatrica. La maggiore frequenza dei soggetti positivi e’ a partire dal 2018, anno in cui vi e’ il primo caso di infezione invasiva certa. Dal 2020 l’incremento e’ maggiore, probabilmente collegato all’aumento dello screening. Secondi gli esperti si e’ trattato di un “outbreak” (epidemia) causato da un singolo ceppo di Citrobacter koseri, con trasmissione tra i pazienti e contaminazione anche a livello ambientale. Dopo l’inizio della ricerca sistematica del patogeno, avvenuta nel periodo gennaio-maggio 2020, il tasso di positivita’ al Citrobacter koseri e’ di 33,6 positivi ogni 100 ricoveri “che conferma – si legge – una elevata circolazione del patogeno. Tale dato e’ probabilmente sottostimato se si considera che le sorveglianza e’ stata ridotta dalla nona settimana alla 19/a settimana del 2020”.

Intanto continua ad oltranza davanti all’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona la protesta iniziata ieri di Francesca Frezza, la mamma di una delle bimbe morte a causa del citrobacter lo scorso anno. Era stata la prima a denunciare i casi d’infezione nel piu’ importante punto nascite del Veneto, dove avvengono piu’ di 3000 parti all’anno, e che e’ stato riaperto ieri dopo due mesi e mezzo di chiusura per debellare il Batterio-killer. “Mi chiedo perche’ si sono attesi due anni per chiudere – ha ribadito Frezza -, si sarebbero evitate morti e oggi mia figlia sarebbe qui con me”.

“Il rapporto della Commissione regionale ha stabilito che sono state gravi carenze igienico-sanitarie, ma anche dei ritardi ed un silenzio inaccettabili” ha aggiunto. “Io e altri genitori colpiti da questa tragedia che era evitabile – ha concluso – aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso e siamo fiduciosi nella magistratura, intanto pero’ attendiamo che i vertici dell’Azienda Ospedaliera e del reparto si dimettano”.

 

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