Sanità lombarda, il giallo di 3 milioni di malati cronici nella Regione “efficiente”

povertà sanitaria

Regione Lombardia su 10 milioni di abitanti 3 sono malati cronici. Negli ultimi anni ci sarebbero 500.000 nuovi cardiopatici, un incremento del  135% dei pazienti cronici gastroenterici e del  213% delle persone colpite da malattia autoimmune. La popolazione lombarda è davvero affetta da una così alta incidenza di malattie croniche? Oppure si tratta di una manipolazione sanitaria?”.

A domandarlo  Michele Usuelli, Consigliere della Regione Lombardia +Europa/Radicali, medico, che ha presentato la mozione grazie alla quale ha avuto inizio in Commissione Sanità la discussione circa il Piano quinquennale sociosanitario lombardo, obbligatorio per legge (scaduto nel 2014 in Lombardia e addirittura nel 2010 a livello nazionale). “Sono soddisfatto dall’avvio dei lavori per la redazione di un documento strategico che prevede passaggi democratici, partecipati e trasparenti con gli esperti del settore, dalle società scientifiche, ai sindaci, passando per le associazioni dei pazienti. I dati relativi ai malati cronici, tuttavia, sembrano il riflesso della riforma voluta da Maroni, mai decollata. Cosa comporta, nell’ambito della riforma, essere un malato cronico? La Regione Lombardia avvisa il cittadino considerato malato cronico mediante lettera, informandolo di poter attivare la presa in carico della sua condizione. In termini economici questo equivale, in un anno, a  un rimborso di 1.000 euro che la Regione Lombardia paga all’ente  che ha in carico il paziente, indipendentemente dalle sue reali necessità: se, per esempio, il cittadino ha bisogno di esami per un totale di 400 euro, sarà sottoposto comunque a 1000 euro di analisi”.

“Un incremento così alto di malati cronici lascia supporre, spiega Usuelli, che siano stati etichettati come tali pazienti che, in realtà, non lo sono affatto: un cittadino che fa l’aerosol con un farmaco che cura anche l’asma, per esempio, potrebbe essere catalogato dalla Regione come malato cronico, anche se è solo raffreddato. Se così non fosse le cifre elaborate dall’algoritmo regionale (BDA3), sviluppato da economisti, senza tuttavia sufficiente back-up clinico e senza garanzie di appropriatezza diagnostica, rivelerebbero qualcosa di molto grave, ossia che i medici fino a oggi avevano fatto diagnosi sbagliate, sottovalutando le condizioni dei cittadini. Questa riforma prevede maggiore burocrazia per i medici, è difficile da capire per i cittadini, seleziona male i pazienti e non porta miglioramenti nel percorso di cura, spesso mettendo in difficoltà il rapporto tra medico di medicina generale e medico ospedaliero. Se i medici esplicitano critiche alla riforma, vengono sgridati dai direttori, nominati da chi la riforma l’ha voluta.  Ribadisco all’assessore Gallera le mie perplessità, chiedendo che fornisca una spiegazione a tali anomalie” conclude Usuelli.

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