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Salvini non sarà mai Adenauer ma ha fatto votare il Nord per il Sud.

lanzichenecchidi STEFANIA PIAZZO – Non si può dare torto al grillino Di Battista quando per raffreddare la smania di grandezza e popolarità di Matteo Salvini affermava che non è Adenauer. Ma di leader carismatici di quella portata in giro non ce ne sono e questo è il dramma. Carisma legato a competenza e forza morale. Prendiamo il caso Lega. Umberto Bossi è stato un fenomeno della natura. Grazie a Mani pulite, la Lega trovò la strada spianata per conquistare il consenso. Poi il sistema inoculò Forza Italia.

Oggi, 25 anni dopo, di Bossi non ce ne sono altri. Salvini è un fenomeno della comunicazione, ma quota 100 non è l’abrogazione della Fornero, il Paese corre verso la recessione e dell’autonomia non frega nulla a nessuno tra i partiti. Forza Italia non rappresenta più il ceto medio. E il Nord ha votato per un partito, la Lega, che sta col Sud. Anche il Nord ha smesso di dare peso e credito a parole e concetti come federalismo, autonomia, figuriamoci indipendenza. Sono concetti legati a processi storici del Paese. Oggi il consenso è legato a concetti più emotivi, a parabole passeggere, a dialettiche molto più veloci. Declinare la politica verso tasse, imprese ed Europa, per dare una fisionomia macroregionale e non nostalgica, ad una azione politica con il Nord archetipo di un modello, dovrebbe essere l’alternativa, ma servono le risorse umane. Ci saranno nella politica e nei partiti che avanzano?

Sta di fatto che l’arrendevolezza lombarda e veneta, dei politici ma anche della maggiorananza degli elettori, davanti al sotto vuoto dell’autonomia negata, è frutto anche della storia. Poteva esserci un destino diverso, ad esempio, per i lombardi. Di sicuro, due sono i passaggi storici che hanno irrimediabilmente cambiato il corso delle acque. E che non porteranno mai questa terra ad avere degli eredi di Adenauer. E sono la battaglia di Pavia e quella di Marignano.

La battaglia di Pavia, il 24 febbraio 1525 segnò per l’Europa un passaggio epocale. Si scontrarono l’esercito francese di Francesco I e l’armata imperiale, costituita principalmente da fanteria spagnola e lanzichenecchi tedeschi,  mercenari, di Carlo V era guidata sul campo da Fernando Francesco d’Avalos e Carlo di Borbone.

Scrivono i libri di storia che Pavia era sotto assedio dall’ottobre 1524 ad opera dei francesi di Francesco I. “Le truppe si accampano a est e a nord, all’interno del grande Parco Visconteodelimitato da possenti mura. Ed è proprio all’interno del Parco che dopo quasi quattro mesi di assedio tra imperiali e francesi, scoppiò la battaglia, breve, ma decisiva per le sorti italiane ed europee. Decisiva fu la strategia di nascondere 1.500 archibugieri spagnoli in un bosco, che aprirono il fuoco sul fianco destro della cavalleria pesante francese con effetti devastanti”.

Francesco I venne deportato in Spagna. E La Spagna si prese Milano. Ma prima cosa accadde?

“La battaglia di Marignano (oggi Melagnano), combattuta il 13 e 14 settembre 1515, vede opposte truppe del re di Francia Francesco I ai Confederati, che difendono il Milanese. Il duca di Milano Massimiliano Sforza, loro protettore, è alleato al papa Leone X e all’imperatore Massimiliano I d’Austria.

Una parte dei capitani (principalmente quelli di Berna, Soletta e Friburgo) accetta di negoziare e l’8 settembre firma con Francesco I il trattato di Gallarate, che prevede la fine delle ostilità e il versamento di un milione di corone ai confederati. Questa decisione non è accettata però da tutti, in particolare dai rappresentanti di Uri, Svitto e Glarona.

Il 13 settembre, i soldati svizzeri marciano su Marignano, senza successo però. Il 14 settembre, l’artiglieria francese fa una carneficina nei Quadrati svizzeri, ripartiti all’assalto. Dopo un arretramento, i confederati si lanciano nuovamente all’attacco che avrebbe potuto rivelarsi vittorioso se quella mattina non fossero sopraggiunti 12’000 uomini della Repubblica di Venezia.

Fonte: Dizionario storico della Svizzera

Milano avrebbe potuto essere svizzera…. Ma la Francia ottenne dalla Confederazione l’abbandono delle sue pretese di esercitare un protettorato sul ducato milanese.
E così, francesi prima, lanzichenecchi e spagnoli poi, hanno scritto il nostro destino.

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3 Comments

  1. Si’, e’ vero…con un taglio personale diverso, come e’ diversa la partenza, non c’e’ piu’ distinzione di obiettivi fra i due, e comunque stanno sempre insieme con Forza Italia che ne sintetizza i programmi e in un certo senso ne rappresenta gl’intenti rassicurando chi teme sconvolgimenti… tuttavia e’ solo chi si prefigge autonomie vere, o indipendenza laddove il discorso e’ gia’ in itinere, a interpretare il sentimento dei piu’ che agognano un radicale cambiamento nella speranza di evitare il baratro….

  2. Di sicuro ci sono due cose, la prima che oggi non siamo più degni dei nostri padri.
    Essi profusero volontà, sacrificio, lungimiranza, capacità di governo, coraggio, forza d’animo etc,,etc. oggi ci troviamo difronte ad una decadenza persino umiliante.
    Coloro che siedono ai posti di comando sono più predisposti a tutelare i oro interessi che quelli del paese.
    Coloro che invece si cimentano ad essere politici o diventare comandanti in capo sembrano più dei piazzisti della politica che statisti di una volta.
    Abbiamo persone le cui competenze sono miserevoli ed in aggiunta a ciò dobbiamo anche considerare che sono anche manchevoli di quelle esperienze necessarie per capire la globalità dei problemi che ci sovrastano sempre più e sempre di più aumentano. I nodi vengono sempre al pettine !!!!!!!!
    A roma più esaltano il periodo imperiale e successivi e più fanno risaltare il periodo attuale pieno di contraddizioni, negatività ed inefficienze ed è facile cadere nel rimpianto dei bei tempi passati.
    E’ illusorio sperare che se andrà al governo il centro destra potrà cambiare qualcosa. Siamo ormai dentro un tritacarne fatto di debito pubblico e di questa europa al cui interno si vede chiaramente una guerra commerciale e di sopraffazione tra i vari paesi che è persino stupefacente data la sua spettacolarità e la sua venuta allo scoperto.
    Solo un’Europa federale degli Stati Uniti d’Europa al cui interno possano esistere non solo i Popoli che la compongono ma anche ler regioni vecchie e nuove con pari dignità si potrà sperare in una Europa forte ed autorevole. Oggi assistiamo alla demagogia del tutto e alla decadenza della democrazia.
    WSM

  3. Quello che fa Salvini e la Lega non mi interessa piu’ ha fatto la scelta di essere una copia di Fratelli d’Italia e paghera’ le conseguenze molti leghisti farebbero bene a preferire la destra originale.Ma la vecchia battaglia della Lega non e’ finita e’ piu’ di un mese che i vecchi leghisti padani sui ritrovano ogni Sabato alle 17.00 a Varese nel prato fuori il Municipio tutti con la camicia verde simbolo della Padania per adesso siamo pochi ma buoni e’ un primo passo per cambiare le cose nella Lega e fuori.

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