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Salvini e il cavallo di Troia padano: nessuno crede alla sua flat tax al 15%

tasse casadi RICCARDO POZZI – Salvini ha vinto.  Con piglio da leader  e le parole appesantite dalla legittimazione dei militanti ha declamato il suo verbo un tantino renziano dello svecchiamento e della rottamazione localista.

Basta Padania, basta padroni a casa nostra, piantiamola anche con i soliti residui fiscali che sembra parlino di spazzatura  differenziata. Da oggi,  senza più bastoni tra le ruote,  si procede con i confini italiani divenuti clamorosamente sacri,  con il ripristino del servizio di leva, con la legittima difesa, i campi rom e altre battaglie che poco hanno a che fare con la questione settentrionale e le sue storiche recriminazioni economiche.

Ma la vera cartina di tornasole  sarà la  flat tax, la tassa sui redditi a scaglione unico (per la verità un tantino anticostituzionale) che dovrebbe  raddrizzare la curva di Laffer, probabilmente a sua stessa insaputa.

Tutti gli economisti italiani ed europei, anche quelli vicini a Salvini, sanno che in Italia le tasse sono troppo alte. Non  a causa dell’evasione che ne è conseguenza , ma per stretta causa della spesa pubblica e della sua incomprimibilità.

Ma tutti quanti, anche quelli del primo anno,  sanno bene che la flat tax del 15% manderebbe in default il tesoro prima dell’aperitivo di questa sera. Notizia che peraltro potrebbe essere gradita a qualche kilt fuori controllo.

Ma allora perché lo scaltro Salvini non cambia il disco della svolta nazionalista e non ne vuole sapere di tornare alla protesta regionale? Vuoi vedere che  la sua strategia nasconde il vecchio trucco del cavallo di Troia?

Nascondere, cioè, i veri obiettivi strategici del norditalia produttivo in un minestrone nazionalista e tirarli fuori al momento giusto,  quando il suo movimento, che sarà oggettivamente un problema continuare a chiamare “LegaNord per l’indipendenza della Padania” ,avrà raggiunto consensi tali da ottenere una specie di monocolore leghista e , grazie a una legge elettorale spietatamente maggioritaria, ottenuto  il governo del paese metterà in pratica tutte le ricette che sta spacciando per risolutive: l’uscita dall’euro per competere svalutando , cancellare la riforma Fornero senza ovviamente nessun onere per le casse pubbliche, e altre soluzioni che sembrano così semplici quando non si governa.

Rimane solo una sciocchissima domanda, semplice, elementare come le tabelline che si fanno in seconda, una domanda che non richiede tanti studi e nemmeno un gran acume politico: possiamo o no  tornare in possesso almeno in parte dei nostri 100 miliardi di euro che ogni anno versiamo a Roma e116 da decenni non rivediamo più?

Che dice il nostro prestante e mediatico Matteo, ce la fa a rispondere o ne riparleremo quando si sarà aperta la pancia del cavallo?

 

Riccardo Pozzi

Mantova

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