Salvini: come arriviamo alla Padania? Tosi parla solo di federalismo e ignora Bossi

di GIANMARCO LUCCHI

La prima giornata del congresso della Lega si è chiusa con i due interventi più attesi: Matteo Salvini, neo segretario della Lega Lombarda, e Flavio Tosi, neo segretario della Liga Veneta, i due maggiori sostenitori della candidatura di Roberto Maroni.

Questa la sintesi del discorso di Salvini: “Nelle prossime settimane inaugureremo una decina di nuove sezioni in Lombardia che si aggiungeranno alle 600 esistenti, questo per dire che la Lega non è ferma che vuole crescere. Dobbiamo essere un po’ più cattivi, concreti e determinati. Non mi guardo alle spalle: sbaglia chi continua a incancrenirsi su quello che poteva essere e non è stato e sulle beghe interne. E non mi pongo il problema delle candidature alle prossime elezioni. Il problema è averle le liste alle prossime elezioni. Dobbiamo tornare ad avere quel senso si comunità che è venuto un po’ meno. Se qualcuno, assessore o segretario, sollecitato a venire al congresso, mi ha risposto: ah ma c’è il congresso? vuol dire che c’è qualcosa che non va. Per me da lunedì questo ha finito di essere assessore o segretario. Prima bisogna essere leghisti e poi viene la carica.

Ma prima di tutto resta il nostro progetto. Ciò su cui abbiamo commesso qualche errore è stato sul come arrivarci. Adesso è comodo dire via da Roma. E’ bello che la Lega possa quantomeno discutere sul via da Roma perché non portiamo a casa nulla. Ma è anche vero che via da Roma significa che non puoi più controllare cosa fanno là. Ma gli altri non fanno questa discussione.

Se guardiamo questi ultimi vent’anni, gli altri sono stati più furbi e cattivi di noi: anche quest’anno alla Lombardia lo Stato italiano costerà 40 miliardi di euro, vale a dire 4 mila euro a cittadino lombardo. Occupiamoci allora  del Nord e di liberare la Padania e poi ciascuno a casa sua pensi se vuole divorziare in fretta e all’eutanasia o altro.

Come arrivare alla Padania libera? Non basta più dire Padania libera e basta. O decidiamo come arrivarci oppure non basta più. Quindi temi concreti. Noi di avere i conti a posto dovremmo essere stanchi: dovremmo reimparare a disubbidire, non alla napoletana, ma perché siamo stanchi. E devono essere i nostri sindaci e i nostri governatori a guidarci nel disubbidire, mandiamo i cittadini allo sbaraglio.

Dal 1 gennaio prossimo anche i Comuni sotto i 5 mila abitanti devono rispettare il demenziale patto di stabilità: abbiamo voglia di disubbidire e di andare a Roma con i sindaci e i loro cittadini a gridarlo?

Esodati: se non lo risolve Roma questo problema, allora Cota, Zaia e Formigoni tirino fuori un po’ di soldi per risolverlo.

Dopo vent’anni come ci arriviamo alla Padania? Avendo sbattuto contro un muro per vent’anni, dobbiamo trovare un percorso diverso. Troppo spesso il mantenere la carica prevale sul bene del movimento: basta! Dobbiamo portare a casa due o tre risultati concreti, non aprire quindici fronti diversi. Il nostro problema è concretizzare alcune delle battaglie che facciamo: batterci alla morte per portare a casa quel risultati, mettendo a tacere chi ci dice “ma la Lega cosa ha fatto?”.

La carica che occupiamo momentaneamente non è il fine ma il mezzo per arrivare al risultato che ci proponiamo. Il sindaco che aggiusta bene le strade e basta a me come Lega non interessa.

Sono certo che vinceremo, anche se non so in quanti anni, perché abbiamo un progetto: magari ci faremo un po’ più furbi e più romani per vincere la battaglia contro coloro che fin qui ci hanno fottuto. Abbiamo passato quello che abbiamo passato, ma ora si sappia che il nostro nemico è fuori e non dentro il movimento”.

Salvini ha scaldato i 477 delegati presenti e il poco pubblico sugli spalti ribadendo il tema della libertà della Padania, anche se sul fronte delle battaglie da condurre è rimasto del tutto nel vago, salvo quell’accenno ai Comuni sotto i 5 mila abitanti che saranno preda del patto di stabilità: ma anche in quel caso ha proposto una sorta di marcia su Roma, ma non atti cocnreti che vanno contro lo Stato.

Poi è toccato al sindaco di Verona Flavio Tosi, che nel suo intervento ha ignorato volutamente ogni accenno a Umberto Bossi e ha parlato solo di federalismo, mai di Padania indipendente:

“Abbiamo vissuto momenti non facili, ma al di là del comportamento scorretto di una manciata di persone, la Lega è quella che c’è qui dentro e fuori di qui, la ega di Zaia, Cota, Gibelli, di Roberto Maroni.

Questo governo siccome non riesce a fare nulla di concreto, sposta avanti l’obiettivo cercando lo scontro sociale. Come facciamo a sostenere che la Germania deve pagare il nostro debito? Assurdo. Noi che diciamo da vent’anni che non possiamo più pagare i debiti di un’altra parte del Paese non possiamo certo sostenere che ora siano i tedeschi a pagare i nostri di debiti.

Il dramma di questo Paese è che c’è chi sta a Roma che pensa di andare avanti aumentando le tasse a noi del Nord. Ma il sistema non regge più, le cose cambieranno: o democraticamente con il federalismo o comunque cambieranno. Le nostre Regioni che fanno tre quarti del pil non ce la fanno più. Purtroppo l’economia si fa da una parte in Italia e il potere politico sta da un’altra parte.

Allora cosa serve? Che noi torniamo a fare le battaglie di un tempo. E dobbiamo farle da solo perché oggi è difficile pensare di allearsi con chi sostiene Mario Monti. Dobbiamo tornare alla concretezza: meno slogan, meno demagogia e difesa della nostra terra. Siamo gli unici a farlo, gli altri, Pd o Pdl, sono tutti la stessa cosa.

L’unica salvezza per il Nord è la riduzione del debito e della spesa pubblica. Su questo dobbiamo sfidare realmente Roma. E poi dobbiamo vincere la battaglia della credibilità, perché noi siamo profondamente diversi dagli altri. Siamo gli unici che hanno avuto il coraggio di cambiare. E comunque i veri ladri stanno altrove. Ma si parla solo di noi perché siamo l’unico elemento di cambiamento. Dobbiamo essere credibili e se diciamo di fare una svolta non possiamo farla a metà. Chi ha sbagliato non può far parte del movimento”.

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