Sacrifici per tutti ma non per 3,3 milioni di dipendenti pubblici

di Luigi Basso – In un Paese come l’Italia, chi scrive quello che segue rischia l’osso del collo.
Dai dati ISTAT (ante – Covid 19) risulta che in Italia vi sono 23 milioni e mezzo di occupati.
Quasi tutte le categorie di lavoratori hanno subito e subiranno conseguenze devastanti sul piano economico: molti perderanno o hanno perso il posto di lavoro, altri avranno riduzioni tremende di stipendi o incassi, già appena sufficienti a pagare le spese di sussistenza.
Insomma, la crisi economica in atto è toccata con mano da quasi tutti.
Da quasi tutti, ma non da tutti.
Vi è infatti una sola categoria di lavoratori che, pur a fronte di un crollo degli impegni di lavoro, non teme di perdere il posto di lavoro (e di questo siamo i primi a rallegrarcene con sincerità, ci mancherebbe), ma, soprattutto, che non parteciperà come le altre categorie al salasso economico.
Si tratta dei lavoratori pubblici, circa 3 milioni e mezzo.
In un momento così drammatico, questo non sembra rispondere ad alcun principio di uguaglianza e di solidarietà tra i cittadini.
Le Pubbliche Amministrazioni stanno garantendo pochi servizi essenziali da mesi.
Non sarebbe logico pensare a recuperare molte risorse da una riduzione del loro orario di lavoro e conseguente taglio degli stipendi più alti ?
Analogo ragionamento vale per i 16 milioni di pensionati, molti con pensioni misere, certo, ma tantissimi con assegni da capogiro.
Nella Repubblica di San Marino, per dire, mica su Marte, è stato emanato un Decreto Legge con il quale si dispone un taglio temporaneo delle pensioni più alte.
Ci penserà la Trojka, pensano a Roma, lavandosene le mani come quell’antico romano ?

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