Rosi Mauro, la badante che non bada neanche al Senato

di TONTOLO

Da quando ha smesso i panni della “badante” di Umberto Bossi, non l’ha più filata nessuno. Ha cercato di fondare un partito a dire il vero, ma alla “prima” eran più i giornalisti presenti che i militanti, un po’ come  per quel fantomatico Sindacato Padano, che ha guidato – in beata solitudine – per un paio di decenni. Povera Rosi, per tornare ala ribalta delle cronache ha dovuto piantare lì il Senato in pieno dibattito. Motivo: “Non era il suo turno”. E se lo dice una sindacalista, vorrà dire che conosce a menadito il contratto collettivo dei senatori, no?

Riportano le cronache: ”In merito a quanto accaduto in aula, devo sottolineare – racconta  la Mauro – il dovere di ogni vicepresidente del Senato di rispettare i turni assegnati, assumendosene le proprie piene responsabilita”’. Ancora: ”La mia unica colpa, se di colpa si tratta,” – continua Mauro – ”e’ stata quella di accettare di sostituire il collega assente, pur avendo impegni urgenti ed improrogabili”. Probabilmente, aveva un’assemblea di lavoratori padano-brindisini da accudire. Dopodichè la Rosi ha sentenziato: “Per queste ragioni, con grande rammarico, ho dovuto sospendere l’aula in attesa del vicepresidente di turno, Domenico Nania, come ha riportato fedelmente, intervenendo in aula, la vicepresidente Emma Bonino, anche lei in attesa del vicepresidente di turno”.

Così, da oggi abbiamo anche la “badante che non bada al Senato” che è tornata alla ribalta. A me s’è ribaltato dalle risate il sedile dell’Apecar.

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