Roma imperiale e Roma papalina, cos’è cambiato?

di ALDO MOLTIFIORIroma capitale

Caro Comencini, grazie per la tua pronta risposta, che avverto ancora pervasa di quell’idealismo, prezioso bene comune, delle tante battaglie all’epoca della federazione di Liga Veneta e Lega Lombarda. 
Difficile, se non impossibile, non condividere  il tuo pessimismo! Spero non si tratti di rassegnazione di fronte all’incombente tsunami che arrecherà danni alla Lombardia e al Veneto peggiori di quelli arrecati a Pucket nel 2004. C
erto la comunicazione con il popolo è uno dei principali problemi, forse addirittura il principale. Tuttavia, se ricordi bene, era lo stesso muro di Berlino, innalzato dal regime catto-centralista agli inizi degli anni 90, di fronte all’emergere della Lega Nord.  Eravamo in pochi, con pochissime risorse, nessun giornale disposto a darci  spazio accusati delle peggiori nefandezze. Eppure abbiamo conquistato il cuore di tanti Lombardi e di tanti (molti di più dei Lombardi) Veneti. Il progetto di riscossa da questo Stato dispotico era diventato addirittura maggioritario in Veneto, e anche in alcune parti della Lombardia. I nostri mezzi di comunicazione erano ridicoli se comparati alle corazzate messe in campo dal regime.
E nonostante tutto siamo arrivati ad un passo dal travolgere questo Stato, incestuoso figlio del Congresso di Vienna,  divenuto borbonico per sua stessa scellerata involuzione autocratica. Certo la storia non si ripete mai allo stesso modo, oggi sono cambiate tanto le condizioni interne quanto quelle esterne e sopratutto è cambiata l’Europa! Tutto è oggi più difficile, dal momento che il progetto di riscossa federale è stato miseramente bruciato dalla dabenaggine della Lega Nord; ancora una volta preda dell’Aquila Romana che è riuscita a mettere l’un contro l’altro armati. Epperò voglio rivolgere a Te, ma a tutti Noi, un appello; ricominiciamo  a comunicare e senza precondizioni!  Abbiamo in comune una lunga storia che nasce dalla grandi pianure della mitteleuropa e a Lei dobbiamo tornare federati e liberi. Essa ci ha dato forza, rigore e tenacia, prima che sia troppo tardi rimettiamole in gioco. Ricominciamo la lotta per la liberazione dalle schiavitù e dalle sudditanze che la Roma Imperiale prima, quella Papalina poi, e da ultimo quella Sabaudo-Borbonica ci hanno imposto (principlamente per nostra colpa e difetto di comunicazione).
Ripartiamo dalla Corona Ferrea e dal Leone di San Marco, dormienti si, ma, ancora ben presenti nei cuori e nelle menti dei Lombardi e dei Veneti. Caro Fabrizio non attendiamo  “l’igiene del mondo”, bussiamo noi  alle porte del popolo. Insieme possiamo ancora farcela.
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