Rizzi: qualche domanda sui pazienti covid (vaccinati)

 

di Monica Rizzi – Arriva sui social  una circolare interna di un ospedale di una regione del sud, precisamente da Foggia. Leggendo la parte finale si evince che i pazienti covid vaccinati, ma comunque vaccinati, non verrebbero qui collocati in aree covid come pazienti covid. Non è un fake.

I pazienti positivi al Covid ma vaccinati vanni ricoverati in aree non Covid, perché la loro contagiosità è considerata irrilevante.  Il che vuol dire che i pazienti positivi al Covid non vaccinati andranno invece ricoverati in area Covid.

Vediamo di capire come si è arrivati fin qui. Lasciamo che siano i lettori a valutare e giudicare, cerchiamo di riportare i fatti, parlano da soli. Secondo il Cts, il livello di contagiosità tra vaccinati è inferiore rispetto ai non vaccinati. E di conseguenza i sintomi, dicono gli scienziati, sono anche diversi.

Ricapitolando, per questa ragione i vaccinati positivi Covid stanno in aree non covid, i positivi non vaccinati invece in area Covid. Così è.

Foggiatoday il 26 luglio scorso pubblica una nota di chiarimento….  Ma basterà a chiarire?

“Quella che si rappresenta – si legge nella nota – è una eventualità, segnalata dalla Circolare della Regione Puglia del 23 luglio 2021 dall’oggetto “definizione rete ospedaliera Covid e No Covid. Monitoraggio reti cliniche, reti assistenziali e tasso di occupazione” a cui il Policlinico Riuniti ha ottemperato, qualora si verifichino situazioni connesse a patologie prevalenti non riconducibili all’infezione Covid che comunque avrebbero visto il paziente ricoverato in reparti protetti presso discipline non contemplate con tutte le accortezze e le specificità del percorso Covid, come, tra le altre, l’utilizzo della camera singola”.

“Nella circolare regionale, infatti, si rappresenta la necessità, nell’ambito della programmazione, di individuare all’interno dei reparti di area medica o chirurgica posti letto dedicati a pazienti, che hanno completato il ciclo vaccinale, ricoverati per patologia prevalente non riconducibile all’infezione Covid. Allo stato attuale, tuttavia, questa possibilità non è utilizzata ed è da considerarsi molto remota”.

“Ad ogni buon conto – chiude la nota -, sarà cura dell’Amministrazione chiarire meglio eventuali dubbi interpretativi non degli operatori, con cui naturalmente ci sarebbe stata la valutazione caso per caso, qualora si fosse presentata questa eventualità, anche rispetto all’evidenza scientifica della minore contagiosità dei pazienti vaccinati”.

Il lettore valuti e rifletta….

 

Monica Rizzi, responsabile nazionale organizzativo Grande Nord

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