Rizzi: La donna trovata morta, sola, dopo 9 mesi nelle case del Comune a Como

di Monica Rizzi – Fa notizia, tra le tante notizie, la morte di Nirvana, classe 1967, trovata priva di vita dopo 9 mesi, nelle case popolari del centro a Como. L’altro giorno a Brebbio, in periferia, è stato celebrato il suo funerale. La storia potrebbe finire qui. Invece inizia, perché le domande sono tante. Una storia di profonda solitudine, d’accordo, ma che non trova risposte quando ci si interroga su chi doveva o poteva prendersi cura dei più fragili.

Lei si chiamava Nirvana Brkic ed era originaria di Fiume. Ricordo quando un tempo i quartieri erano presidiati, per così dire, dalle stesse comunità. Religiosi, assistenti sociali, volontariato, Comune. Oggi il meccanismo, la filiera è saltata.

Oggi non ci sono neppure più i parroci che vanno a benedire le case a Natale. Mandano nella buca della posta una lettera e ti indicano le sere in cui le famiglie delle vie X o Y possono recarsi in chiesa per una comune benedizione. Il problema è solo che non ci sono più preti a sufficienza?

Ci si conosce solo per sentito dire o perché si è amici sui social. Amici tanto per dire. Un pianerottolo, reale, è una distanza abissale.

Le case popolari pullulano di situazioni critiche. Tutto è sotto controllo? Quanto tempo hanno a disposizione coloro che sono deputati ad assistere e sostenere i più poveri o quelli in difficoltà, per avere un quadro aggiornato della situazione? E chi ha un quadro ordinato delle emergenze? Non si fa nessun processo, ma siamo davvero sicuri che tutti “si parlino”, comunichino tra loro, siano in grado di monitorare la situazione? Il che non vuol dire risolverla, ma almeno provarci.

Nirvana, si legge sulle cronache, sarebbe morta di stenti. Tumulata nella sua povertà, trovata con un crocefisso al collo e un bigliettino attaccato: “Salvatemi”. Una morte “naturale”.

Monica Rizzi, responsabile organizzativo federale Grande Nord, fondatore Patto per il Nord

 

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