Rizzi: Caro Draghi, i soldi del Pnrr sappiamo già chi non li sa spendere. Autonomia subito!

di Monica Rizzi – “Se non mostriamo di saper spendere” i soldi del Pnrr “con efficienza e onestà, sarà impossibile chiedere nuovi strumenti comuni di gestione delle crisi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante le comunicazioni in aula al Senato sulla crisi di Governo.

Caro presidente, è da almeno 50 anni che i fondi che per forza di gravità vengono destinati a una parte del Paese ancora in via di svviluppo, non hanno sortito l’effetto sperato. La burocrazia sappiamo metterà a rischio l’impiego dei fondi, molti ministeri non hanno previsto di stanziare tutti i soldi disponibili (leggi https://www.openpolis.it/i-ministri-della-lega-non-indirizzano-abbastanza-risorse-del-pnrr-al-sud/).

E qui leggiamo ancora:

“Era stata descritta come “l’ultima opportunità”, quella che il Sud e la Sicilia avevano promesso di non perdere. Invece la storia del Pnrr rischia di non essere a lieto fine, almeno nel Mezzogiorno. L’obiettivo del 40 per cento di spesa “non sarà facile da conseguire”, a meno di non introdurre “azioni correttive e di accompagnamento ‘in corsa’”. A lanciare l’allarme sull’utilizzo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza è Svimez, in un report pubblicato nei giorni scorsi. Degli 84 miliardi complessivi destinati al Sud, scrive l’istituto di ricerca, “la fase di attuazione del Piano può avvalersi di un ‘margine di sicurezza’ piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026”. La Sicilia è tra le regioni che hanno maggiormente da perdere. Secondo l’ultimo monitoraggio della Corte dei Conti, a febbraio 2022 erano stati ripartiti sul territorio italiano oltre 56 miliardi di euro. “La distribuzione per singole Regioni indica Sicilia, Lombardia e Campania come Regioni a cui è stato ripartito l’importo più elevato, tra i cinque e i sei miliardi”, scrivono i giudici contabili”. (https://focusicilia.it/fondi-pnrr-a-rischio-in-sicilia-allarme-di-svimez-difficile-ottenere-il-40-a-sud/)

Poi…. ”

Il rischio che le amministrazioni meridionali non sfornino in tempo utile progetti adeguati per assorbire il 40% delle risorse è più che reale. Ma è altrettanto concreto il pericolo che, in assenza di un meccanismo di salvaguardia della quota, vada in frantumi l’obiettivo della coesione territoriale che è uno dei pilastri del piano Next Generation della Commissione europea. In questa scomoda strettoia si è mosso il Dipartimento per le politiche di coesione, che fa capo a Palazzo Chigi e supporta il ministero per il Sud, completando la prima Relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione al Sud di almeno il 40% delle risorse del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr).

La fotografia scattata dal Dipartimento per le politiche di coesione

La dettagliata e approfondita analisi del Dipartimento guidato da Ferdinando Ferrara (data di ultimo aggiornamento 31 gennaio) ha preso in considerazione le 23 amministrazioni titolari di 222,1 miliardi tra Pnrr e Fondo nazionale complementare. Le risorse destinate al Mezzogiorno si attestano a 86 miliardi, cioè il 40,8% dei 211,1 miliardi che possono essere ripartiti territorialmente (ulteriori 11 miliardi hanno valenza nazionale). La quota è del 40,7% se si considera solo la parte strettamente riferita al Pnrr”. (https://www.ilsole24ore.com/art/quota-sud-rischio-labirinto-bandi-destinati-86-miliardi-ma-terzo-e-carta-AEhxFjLB).

 

Mi fermo qui. Cosa aspettiamo a fare l’autonomia dei territori, a inchiodare gli amministratori locali davanti alle proprie responsabilità e a non scaricare sulla tassazione generale l’incapacità di governare?

 

Monica Rizzi, responsabile organizzativo federale Grande Nord

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