Rizzi: Baviera libero Stato. Perché la Lombardia, il Veneto no?

di Monica Rizzi – Una e trina. Miglio l’aveva vista così, l’Italia. Tre macroregioni. E quella del Nord a cosa somiglia per essere più chiari? Forse  alla Baviera?  Sette anni fa la questione bavarese, un po’ come la questione settentrionale, era sul tappeto della Merkel. La Baviera gode di molta autonomia. Fateci caso. Sul proprio cartello quando si varca il confine si legge Freistaat Bayern, libero stato di Baviera.

Anni fa la  Bayernpartei aveva lanciato la sfida Bayern kann es auch allein, «La Baviera può farcela da sola», in cui il tema dell’indipendenza e della secessione sono trattati con toni che suonano di sfida aperta al sistema federale e al socialismo di stato della Merkel.  Diventò persino un best seller il libro pubblicato  dal giornalista Wilfried Schnargl: Bayern kann es auch allein, «La Baviera può farcela da sola», appunto. Una sfida al socialismo della Merkel e alla centralità di Bruxelles.

Se al Nord si ricorda il lombardoveneto come momento di coesione sociale, culturale ed economica poi diventato forzatamente parte dello stato unitario, altrettanto, forzando la mano si può dire del Regno della Baviera che  entrò nell’Impero Tedesco nel 1871, in seguito alla sua annessione manu militari, pagando a caro prezzo la perdita della propria indipendenza.

“Alla colonizzazione economica e militare prussiana fece seguito una tremenda ondata emigratoria verso le Americhe. Il Kulturkampf, la «battaglia per la cultura» di Bismarck considerò una sola cosa l’identità bavarese e la storia cattolica di quella terra, con sviluppi storici che si conclusero con la spaventosa tragedia del nazionalsocialismo (ovviamente poco incline alle autonomie e al rispetto delle identità culturali) e della seconda guerra mondiale. La nuova costituzione, finalmente federale, riconobbe le specificità bavaresi, ma, oggi, questo Land, divenuto il più ricco della Germania grazie alla sua laboriosità e alla propensione al risparmio dei suoi abitanti, vede di nuovo minacciata la propria esistenza. I nemici, ora, sono Berlino e Bruxelles. Scharnagl parla apertamente di «manovra a tenaglia»: da una parte Berlino, che cerca costantemente di drenare risorse dalla ricca Baviera, dall’altra Bruxelles, alleata con la grande finanza, che con l’ESM (il fondo di stabilità o fonda salva stati, ndr) gioca alla collettivizzazione eurocratica forzata. In gioco è, ancora una volta, l’Europa delle regioni e dei popoli contro l’Europa degli stati e del superstato”, scriveva Giuseppe Reguzzoni in un editoriale (concordato con l’allora direttore Piazzo su  la Padania nel settembre 2012, ndr).

Guardate se vi riconoscete almeno un po’…. “La Baviera non è solo un Land dai caratteri fortemente identitari, è anche quello che ospita gioielli dell’industria tedesca come Adidas, Allianz, BMW, Infineon, MAN o Siemens e che ha un PIL in grado di collocarla, in termini assoluti, al 15.mo posto della graduatoria mondiale. A irritare gli animi ci sono anche i continui aumenti della quota di prelievo tributario imposta da Berlino a sostegno «solidale» del «resto della Germania», pur all’interno di un sistema fiscale che resta, in ogni caso, federale”.

Le posizioni di Scharnagl e di Peter Gauweiler che, non dimentichiamolo, fu  uno dei principali attori dell’ormai celebre ricorso alla Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe contro l’ESM, erano vicine. ” La tesi di ambedue, l’anziano amico di Strauss e il combattivo economista targato CSU, è che, piaccia o meno, l’attuale Unione Europea, per quanto centralistica, sta aprendo, di fatto, nuove prospettive alle realtà regionali o macroregionali, e che con queste si dovranno fare i conti”.

È un sogno, come scriveva la FAZ, «in cui la Baviera tornerà a costruire castelli che stupiscono il mondo, con i miliardi che non dovrà più elargire a Berlino e Bruxelles a causa dei meccanismi di compensazione solidale». E pensare che la Baviera, a costituzione vigente, trattiene già sul proprio territorio buona parte delle imposte.

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2 Comments

  1. La soluzione può essere una sola.
    Europa delle Regioni e dei Popoli.
    Europa su basi federali.
    Europa sinonimo di REGIONI UNITE D’EUROPA ( R.U.E.)
    Unico Parlamento o Senato Federali con poche competenze il resto alle Regioni Autonome.
    Democrazia diretta con possibilità di cambiare, migliorare, cancellare, proporre da parte dei cittadini nuove leggi e sottoporle a referendum come avviene in Svizzera.
    PUNTO !!!
    WSM
    p.s. non credo alle macroregioni se non dopo un periodo di rodaggio delle singole regioni italiane al fine di poter verificare le compatibilità vere per eventuali fusioni o altro.!!

  2. La Baviera è Baviera, la Lombardia è Lombardia, il Veneto è Veneto…se già noi non siamo capaci di individuare le origini profonde delle identità aggrappandoci alle ultime aggregazioni imposte a seguito di guerre degli ultimi due secoli, non ne verremo mai a capo nelle nostre rivendicazioni che cozzano col sentimento profondo dei popoli, tutti meravigliosi e legati alla propria storia millenaria che non si concilia con gli opportunismi leghisti che lasciano il tempo che trovano a seconda dei capi che si inventano strategie…. che alla fine cadono da sole perché senza l’humus profondo dei popoli che, nonostante tutti gli esodi e gli spostamenti obbligati dalle vicende postunitarie, alimenta la loro aspirazione alla libertà….la quale non è isolazionismo ma prospettiva di sviluppo nel rispetto reciproco.

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