Rizzi: Basta reddito di cittadinanza. Metà poveri non ce l’ha ma arriva a chi non è povero al Sud

di Monica Rizzi – Anziché pensare solo alla politica degli sbarchi o alle polemiche bacchettone sul ddl Zan, sui figli dei leader da vaccinare (ma saranno fatti loro o no, devono spiattellarci anche le loro vicenda di casa?) c’è un problema che riguarda proprio quella fascia di popolazione dimenticata e irrisa da slogan come “Prima gli italiani”. Non è così. La povertà non interessa i partiti. La platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza durante l’ultimo anno è raddoppiata raggiungendo 2,8 milioni di persone: segno evidente di un’Italia dove per via dell’emergenza sanitaria si è aggravata la povertà.

È uno degli aspetti che emerge dal Rapporto 2021 dell’INAPP presentato a Montecitorio presso la Sala della Regina dal presidente dell’Istituto, il professor Sebastiano Fadda. E’ il primo Rapporto dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle politiche Pubbliche che riprende una tradizione trentennale dell’Isfol e prova a tracciare in 8 capitoli le trasformazioni in corso nel mercato del lavoro e nei sistemi della formazione professionale a fronte dei macro-trend globali di cambiamento dei sistemi economici, con spunti di riflessione sull’interazione tra tali processi e lo shock pandemico.

Ma le sorprese arrivano dal contestuale rapporto Caritas sul reddito di cittadinanza. Caritas infatti stigmatizza che vi siano sperequazioni nel calcolo tra Nord e Sud per il reddito di cittadinanza.

E che nel Sud vi siano casi di “falsi positivi” da Rdc! “Dalle stime emerge che circa un terzo delle famiglie beneficiarie del RdC non sono in verità da considerare povere assolute nel complesso del territorio nazionale. Come atteso, questa problematica risulta maggiormente diffusa tra le famiglie di piccola dimensione e, anche se in misura minore, tra quelle che risiedono nel Mezzogiorno”.

E’ di una gravità assoluta. Significa che i non poveri al Sud percepiscono reddito in spregio ai poveri veri del Nord.

 

Si legge poi che “il requisito che limita più di tutti l’accesso alla misura è quello sul reddito familiare, rispettato soltanto dal 10% delle famiglie italiane. Mentre sul rispetto del requisito sul patrimonio immobiliare e di quello sulla residenza non ci sono forti differenze nel territorio nazionale, la situazione è molto diversa per le altre tre condizioni di accesso. In particolare, come atteso, la quota di famiglie che soddisfa la condizione sul reddito familiare è 10 punti percentuali più bassa nel Nord rispetto al Mezzogiorno e la differenza tra queste due aree nella quota di nuclei che soddisfa il requisito sul patrimonio mobiliare è perfino più alta (19 punti percentuali).
La presenza di requisiti “ad hoc” sui patrimoni delle famiglie richiedenti ha quindi effetti non trascurabili sulla possibilità di accedere alla misura e senz’altro non neutrali attraverso il territorio nazionale”.

La questione è tutta qui: “A costo della vita differenziato per area geografica e per dimensione del comune di residenza, non cambiano gli importi e le soglie per il calcolo del reddito di cittadinanza”.

Insomma, se per sbaglio hai un casa, anche col mutuo, non sei più povero anche se lo sei. Grazie governo giallo-verde Conte 1.
“In sintesi, le famiglie del Centro-Nord che presentano basso ISEE hanno patrimonio mobiliare superiore alla media nazionale, determinando per esse una maggiore probabilità di esclusione, a parità di reddito”.

Qui il rapporto integrale: http://s2ew.caritasitaliana.it/materiali/Pubblicazioni/Monitoraggio_RDC/RAPPORTO_CARITAS_RDC2021.pdf

Per ulteriori approfondimenti leggi anche: https://www.lanuovapadania.it/cronaca/il-rapporto-caritas-il-reddito-di-cittadinanza-non-arriva-a-tutti-i-poveri-del-nord-ma-a-famiglie-non-povere-del-sud/

 

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