Riformisti e Controriformisti, gli affamati di Province

di DANIELE VITTORIO COMERO cibo animali

La tanto invocata riforma delle Province sta arrivando, basta attendere le elezioni di secondo livello che si svolgeranno da domenica prossima 28 settembre fino al 12 ottobre. Un’operazione che coinvolgerà poche persone nell’elezione degli organi di comando delle Province, meno dello 0,5% degli elettori. Giornali e televisioni ne parlano poco, per non far sapere all’elettore che è stato “rottamato”. Finirà che anche questo evento verrà celebrato come un ulteriore passo avanti del riformismo renziano nell’ammodernamento della democrazia italiana.
Invece, per le Province la faccenda è un po’ più complicata. Innanzitutto sono state alleggerite dei soldi e lasciate agonizzanti in gestione ai comuni. La legge 56/14 prevede esplicitamente che il presidente sia un sindaco, con incarico a titolo gratuito, eletto con elezione di secondo livello riservata ai sindaci e ai consiglieri comunali. La riforma Delrio è questa, se non che un diavoletto ha infilato tra le pieghe delle varie norme un piccolo imbroglio, subdolamente inventato per “controriformare” la riforma utilizzando una delle tante modifiche apportate alla legge in questi suoi primi mesi di vita. Che cosa sia successo è presto detto: i politici uscenti, cioè i consiglieri provinciali decaduti a giugno, sono riusciti in estremis, prima dell’approvazione della legge, a farsi fare un’eccezione alla regola che vuole candidabili al nuovo consiglio provinciale solo gli appartenenti ai consigli comunali. Così è spuntato dal nulla un comma (c. 80, art. 1 della L.56/14) che rimette in gioco i politici provinciali uscenti per i consigli, evidentemente frutto di un accordo politico tra PD e Forza Italia. Così facendo hanno aperto una piccola falla nel sistema, da dove possono infilare tutti quelli che non vogliono mollare la sedia, cioè i politici in scadenza.
Poi, non abbastanza sazi del risultato decidono di allargare il pertugio fino a farlo diventare un vero e proprio portello di ingresso sulle province riformate, per assicurare un altro periodo della durata di quattro anni, tanto è il mandato dei presidenti delle province, ai vecchi politici. Basta andare a vedere le candidature presentate o in discussione e si scoprono tanti casi.
In pratica, PD e Forza Italia, con l’appoggio delle associazioni sindacali di categoria, governate dai politici perdenti posto, hanno avviato una controriforma alla legge Delrio per rendere candidabili alla presidenza delle nuove province i vecchi politici, che nulla hanno più a che fare con l’idea di enti territoriali al servizio dei comuni, gestito dai comuni.
In questo modo, hanno inventato una deroga da inserire nei regolamenti sui procedimenti elettorali, che ogni enti ha adottato, utilizzando i soliti paroloni del linguaggio burocratese del “si evince dal combinato disposto delle norme”. Ma è una evidente forzatura. In nessun documento ufficiale della Camera o del Senato, tanto meno del Ministero degli Interni o degli Affari Regionali, è prevista tale deroga. La verifica è semplice.
Morale della vicenda: si stanno per svolgere delle elezioni con tante candidature palesemente illegittime, fatte passare per buone, che potranno essere impugnate dopo il voto.
In fin dei conti sono gli stessi partiti di governo a snaturare le riforme fatte, con scaltre manovre che rendono incoerenti il sistema, per far rientrare dalla finestra i vecchi politici, dimenticandosi di fare il loro mestiere. Ma quali sono le proposte politiche sul tappeto per il cittadino? Boh, non si conoscono. La riforma delle province fatta in questo modo è una truffa allo stato di diritto.
Come diceva il Bismarck “non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.”
Guarda caso sono le condizioni attuali: siamo sotto elezioni e in guerra.

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