RIFONDAZIONE LEGHISTA E MOVIMENTI INDIPENDENTISTI

di FABRIZIO DAL COL

13 Agosto 1995. Umberto Bossi, in un comizio tenutosi a Jesolo  fece due sostanziali affermazioni disse: “con l’entrata  dell’Italia in Europa e l’adozione dell’Euro, non si potrà più svalutare la moneta e il fallimento sarà dietro  l’angolo”. Continuando, “arriverà  il momento in cui io non potrò più essere il Segretario Federale della Lega, perché la Lega avrà esaurito il suo corso”.

Rileggere oggi queste affermazioni sembra di ripercorrere una profezia, ma già allora il Senatur  aveva intuito che il progetto originale Leghista avrebbe dovuto essere cambiato. Tant’è, la linea politica assunse una nuova direzione  in quanto, avendo conseguito numerose vittorie alle elezioni amministrative del 1993-1994, il Senatur si convinse che, attraverso gli enti locali, sarebbe stato possibile costruire quel consenso elettorale necessario a legittimare un altro progetto politico. La scelta di partecipare alle elezioni politiche del 1994  sconfessò di fatto le origini della Lega Nord, e di conseguenza di tutte le Leghe che l’avevano formata. Iniziarono a cadere e perdere di credibilità i mitici slogan del tipo “Chi va a Roma, diventa Romano” , “ da Roma non si potrà mai cambiare nulla”, “ Il sistema di potere centralista non potrà mai riformare se stesso”  e così via. Da qui in poi nacque la via secessionista, ma per le elezioni politiche successive si decise di accantonare la secessione. Cosa sia accaduto nel movimento durante queste fasi politiche lo si comprende meglio oggi. La Lega, infatti, ha portato al suo interno una enorme quantità di iscritti, ma una buona parte di questi non avevano nulla a che fare con il Leghismo. Infatti gli incarichi e le poltrone facevano gola  ai tanti nuovi arrivati che, nella Lega Nord, vedevano solo grandi opportunità di sistemazione e di carriera politica.

Proprio qualche giorno fa, in un articolo pubblicato da questo giornale a firma di Gianmarco Lucchi, ho letto dichiarazioni  di parecchi dirigenti leghisti, tra le quali quelle dal sapore un po’ nostalgico di Calderoli : «Credo che il capolavoro che ha fatto Bossi in passato sia stato quello della Lega Nord e di avere messo insieme Lega lombarda e Liga Veneta, Lega Piemonte e tutte le altre leghe per dare un peso specifico a un movimento che magari esisteva anche prima ma non aveva mai una rappresentatività istituzionale per poter determinare il minimo cambiamento» ha detto il triumviro bergamasco al termine di un incontro elettorale a Jesolo. «Bisogna stare attenti in questi momenti – ha detto – a fare il percorso a ritroso ovvero a tornare alle tante leghine proprio quello che sconsiglierei a chiunque. Per quanto riguardo il Veneto mi sembra sia ben rappresentato in ogni sede e in ogni istituzione». Personalmente penso che ciò che ha dichiarato Calderoli corrisponda al contrario della realtà e di quanto invece si sarebbe dovuto fare. A mio modo di vedere aver voluto mettere insieme tutte le Leghe, piuttosto che costituire una vera federazione tra i movimenti citati da Calderoli, è stato il più grande degli errori politici. Ecco allora che l’affermazione di Bossi del 1995, “arriverà  il momento in cui io non potrò più essere il Segretario Federale della Lega, perché la Lega avrà esaurito il suo corso”,  mi trova d’accordo oggi.  Una rifondazione Leghista la vedo impraticabile se non impossibile, questo perché la classe dirigente  Leghista non intende né pensa minimamente di lasciare spazio a volti nuovi e modificare il proprio assetto di partito centralista in una federazione di movimenti.

Nella remota ipotesi che ciò accadesse,  sarebbe un macroscopico errore politico se  i movimenti  indipendentisti presenti oggi in tutto il Nord decidessero di partecipare alla costituenda federazione. La Lega ha politicamente fallito, e oggi,  solo gli Indipendentisti riuniti in una grande confederazione possono realizzare un unico progetto-obbiettivo, volto a conquistarsi l’agognata Indipendenza. Ciò che spero è che possa concretizzarsi, senza  però dimenticare che per raggiungere un obbiettivo politico bisogna essere accomunati dallo stesso ideale e non divisi dalla voglia di successo personale.

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

QUELLA LIGA DEL 1983 CHE ELESSE DUE PARLAMENTARI

Articolo successivo

USA, COME ASSISTERE AL LENTO SUICIDIO DELL'EUROPA