Reversibilità 2/ La lettera della Cgil: Renzi saccheggia le vedove

La proposta contenuta nel disegno di legge che fa discutere vorrebbe collegare il diritto di ricevere una parte della pensione del coniuge scomparso, la rendita di reversibilità, non più al reddito ma all’Isee, l’indicatore che tiene conto non solo dei guadagni ma di tutto il patrimonio (polizze, risparmi, case e così via) del superstite e di quanto numerosa sia la famiglia di cui il titolare dell’assegno fa parte. Secondo quanto precisato da una nota del governo le novità non sono retroattive. Varranno, se la norma viene approvata, per i trattamenti successivi all’entrata in vigore delle nuove regole.pedretti cgil

CARO GOVERNO, NON SI FA CASSA CON LE VEDOVE
L’intervento di Ivan Pedretti sull’Huffington Post

Alla faccia della lotta alla povertà. Alla Commissione Lavoro della Camera è appena arrivato un disegno di legge delega del governo che contiene un punto molto controverso che agita non poco gli animi di chi un domani potrebbe, suo malgrado, avere diritto alla pensione di reversibilità.
Provo a spiegarlo con parole semplici, vista la complessità della materia: secondo questo disegno di legge le reversibilità vengono considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali. Che cosa significa e che cosa comporta tutto questo? Significa che l’accesso alla pensione di reversibilità d’ora in poi sarà legata all’Isee, per il quale conta il reddito familiare e non quello individuale. Di conseguenza il numero di coloro che vi avranno accesso inevitabilmente si ridurrà e saranno tante le persone che non si vedranno più garantito questo diritto.
Questo non è solo profondamente ingiusto ma è anche tecnicamente improprio e rischia di aprire un contenzioso anche a livello giuridico. La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati. Che in molti casi quindi sparirebbero nel nulla, o meglio, resterebbero nelle casse dello Stato. In parole povere una sorta di “rapina” legalizzata. Perpetrata soprattutto ai danni delle donne perché l’età media degli uomini è più bassa e la reversibilità è quindi una prestazione che riguarda soprattutto loro. Donne che oltretutto sarebbero doppiamente colpite perché, come è a tutti noto, hanno una pensione mediamente inferiore a quella degli uomini. E che in futuro rischiano quindi di impoverirsi ulteriormente.
Un vero capolavoro, insomma. Uno sfregio che mi auguro possa essere ritirato nella discussione che si aprirà a breve nella Commissione Lavoro. Ne vale del futuro pensionistico di tante persone e della dignità di un governo che non può pensare di fare cassa sulle spalle delle vedove.

 

 

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