Renzi, “primum tassare, deinde philosophari”

di CLAUDIO ROMITI

Ascoltando le prime, inquietanti esternazioni di Renzi e dei suoi rottamatori di governo in merito all’ennesima stangata sulle cosiddette rendite finanziarie (pelosa definizione della classe politica per colpire indiscriminatamente il risparmio), mi è venuto in mente una variante di un famoso motto di Seneca: “primum tassare, deinde philosophari”.

Tanto è vero che, da quanto si comincia a scorgere, sembra proprio che per coprire almeno in parte il taglio del famigerato cuneo fiscale, presentato dal giovane premier (e dal ministro Padoan) come una sorta di bomba nucleare per la ripresa, sono in arrivo altre camionate di tasse proprio sui risparmi. Ovviamente, esclusa la possibilità di colpire i titoli di Stato (la qual cosa si tradurrebbe in una immediata partita di giro, determinando il quasi immediato aumento dei saggi d’interesse), l’unico terreno da battere è quello azionario e obbligazionario. Terreno peraltro già reso molto arido dai recenti incrementi d’imposta e dalla sciagurata tobin tax di montiana memoria.

E’ pertanto assai facile prevedere di una ulteriore fuga in massa dalla borsa di Milano, peraltro già molto depressa per suo conto, con buona pace per il gettito che i cervelloni renziani pensano di ottenere dalle loro criptiche stangatine.

D’altro canto, se costoro pensano di salvare l’economia di Pulcinella raschiando il barile di un mercato azionario oramai ridotto all’osso, fanno molto male i loro conti. Il rischio concreto è che i grandi e i medi investitori fuggano con un click verso lidi più favorevoli, spingendo i piccoli verso la vecchia strada del mattone. Dopodichè il ritorno al baratto costituirà l’ultima frontiera possibile per un sistema ampiamente fallito. Altro che chiacchiere.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Salvini: sabato e domenica 500 gazebo in Veneto per l'indipendenza

Articolo successivo

Marino piange e minaccia? Approvato il decreto "Salva-Roma"