Renzi: il centro chiama il nord. Il nord tace.

matteo_renzi-638x425di SERGIO BIANCHINI – Anche le primarie del PD hanno confermato il distacco tra sud e centronord dell’Italia. Il nuovo attivismo del centro Italia rappresentato da Renzi è visto con grandissima ostilità dai centri del potere tradizionale che da 40 anni si basa sull’alleanza del centro col sud in funzione della spremitura fiscale del nord e della distribuzione al centrosud di enormi risorse.

La scelta di schierarsi col meridionalismo e di farlo diventare la vera e quasi unica guida della sua azione nacque nel Partito Comunista all’inizio degli anni 70.

Si erano appena attuati i moti fascisti di Reggio Calabria e le bombe di piazza Fontana avevano gettato il paese in uno stato di angoscia e di profonda instabilità. Ma nonostante tutto il PCI non riusciva a diventare egemone al nord. Si svolse allora una violentissima lotta al suo interno tra coloro che volevano appoggiare l’innalzamento dello scontro sociale all’interno delle fabbriche e delle scuole e coloro che, temendo le nefaste conseguenze già ben visibili di questa opzione, operavano per un compromesso ed una spartizione del potere con la Democrazia Cristiana.

Il compromesso storico sancì la vittoria definitiva di questa linea e il riposizionamento delle ingenti forze comuniste in Italia . Da partito centrato sulle fabbriche del nord  e sul sindacato il PCI si trasformò in partito dei diritti di tutti a  spese della finanza pubblica, in questo ben accolto dalla DC che era in profonda crisi sia al nord che al sud.

L’intelligenza e la flessibilità del ceto dirigente comunista gli fece in pochi anni conquistare il primato sia teorico che organizzativo in quasi tutto il paese, in primo luogo nel meridione dove era stato sempre minoritario, e nella pubblica amministrazione dove era stato sempre assente.

La turbolenza estrema generata dalla svolta comunista e democristiana e dalle vicende internazionali vide esplicarsi il terrorismo e lo scontro nei vertici dello stato in primo luogo della magistratura. Ma la scelta si rivelò lungimirante e vincente e portò ad un nuovo assetto di tutto il sistema di potere e amministrativo della repubblica.

Nuovo assetto che ha raggiunto il suo acme con la presidenza dello stato affidata 2 volte al vecchio comunista Napolitano.

L’aumento abnorme della spesa pubblica è stato lo strumento della rivoluzione. Con le conseguenze che da anni vediamo e la necessità per tutti di trovare una via d’uscita.

La cosa più evidente è che l’alleanza di ferro tra centro e sud è saltata e Renzi rappresenta la nuova anima del centro Italia che guarda in primo luogo al nord.

Ha conquistato il Friuli, ha nominato il bergamasco Martina come suo vice, ha dichiarato di sostenere il si nel referendum delle regioni del nord.

Il sud angosciato si sente abbandonato e reagisce sia fuori che dentro il PD con De Magistris ed Emiliano e gran parte dei 5 stelle. Ma non ha proposte vere se non la continuazione della impossibile strada attuale.

Il nord cosa fa? Non sembra per nulla consapevole della situazione che al gli apre grandissimi spazi di manovra e di trattativa. Sembra preferire perfino l’alleanza col sudostalgico contro il centro emergente che gli tende la mano. Speriamo bene!

 

 

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