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Reguzzoni: oltre la Lega, ma non senza la Lega

di MARCO REGUZZONI

A Gilberto Oneto e Gianluca Marchi,

mi inserisco nel dibattito in corso in questi giorni su “l’Indipendenza”, perchè le proposte da Voi lanciate hanno fascino e percorribilità. Oneto dice:

1)“è ora di finirla con i capi carismatici”: concordo. E’ un errore cercare di sostituire una personalità eccezionale come Bossi. E’ chiaro che il giudizio su Bossi ci porta a divergere, ma tutti – anche il più acerrimo nemico di Bossi – possono concordare sull’unicità irripetibile dell’uomo e della sua storia. Che pertanto può essere sostituto solo da un sistema democratico, partecipativo e molto lineare.

2) Oneto dice che “gran parte della Lega è composta da gente per bene, che ci crede: il problema si trova nei piani alti  frequentati da troppa gente senza qualità, senza morale e senza cultura. Ma la struttura umana di base è sana ed è la nostra gente… Non si arriva a portare la maggioranza dei padani all’indipendenza senza l’indispensabile apporto del popolo leghista depurato dai suoi ras e dai loro harem”. Anche se non tutti i dirigenti della Lega sono da buttar via, come anche vi sono militanti più interessati alla cadrega che al progetto, il concetto è centrato.

3) “…avevo davvero sperato che le scope e le ruspe di Maroni avrebbero potuto abbattere i muri più fatiscenti e marci. Mi sono sbagliato. Non è andata così”. Beh, Gilberto, più che un errore hai preso una centra contro il muro. Ma consolati, non sei il solo. Tanti in buona fede avevano sperato in un’occasione positiva, ma la realtà si è mostrata quella che è.

4) Ma poi, il giorno dopo – come ha detto Marchi – ci si deve guardare in faccia e costruire con umiltà e intelligenza un contenitore per tutti quelli che ci stanno, compresi i boat people che inevitabilmente lasceranno la Lega” E qui arriviamo al punto conclusivo, su cui occorre sviluppare il dibattito nelle prossime settimane.

Io penso che la Lega DEVE far parte di questo progetto. Non “accontentiamoci” di pezzi della Lega, ma portiamoci tutta la Lega, sforzandoci di convincere militanti e dirigenti. E’ un risultato che si può raggiungere a condizione che il messaggio proposto sia chiaro e lineare e sia rivolto a tutti. Perché solo un capo carismatico può permettersi un percorso ondivago ma (vedi punto 1) concordiamo che capi carismatici dopo Bossi non esistano.

Quindi occorre un progetto chiaro e lineare. Inoltre il progetto deve essere aperto a tutti: se iniziamo noi a dire “questo non perché mi insultava” “questo no perché…” non andiamo da nessuna parte. Occorre coinvolgere, non escludere. E quindi il progetto che può aggregare il maggior numero possibile di nostri fratelli è quello che veda come unico obiettivo il raggiungimento del più alto grado possibile di autonomia. O – in negativo – la massima riduzione del peso dello Stato oppressore. In questo modo, come ha scritto Oneto in passato, ognuno vede ciò che crede e c’è spazio sia per l’indipendentista estremo sia per il federalista blando, tutti uniti però almeno finchè non avremo raggiunto un traguardo minimo.

“L’Indipendenza” e questo dibattito possono essere utili proprio far nascere questa consapevolezza. “Non credete che sia facile” ci ammoniva Miglio “la battaglia contro lo stato centralista e accentratore sarà una battaglia lunga e densa di insidie”.

Sono convinto che queste elezioni non serviranno a niente, salvo per chi ne ricaverà comodi scranni e prebende. Devono però essere l’ultima volta che ci vede divisi.

E non mi riferisco solo a quelli dell’Unione Padana, e neppure ai tantissimi – molti validissimo – che sono usciti negli anni dalla Lega. Da Irene Pivetti a Franco Rocchetta e Marilena Marin, e poi Comino, Comencini, Pagliarini, Formentini, Raimondo Fassa e Alessandro Cè… Sono talmente tanti che è impossibile elencarli tutti. Ma – e non me ne voglia nessuno di loro – anche completando questo elenco con migliaia di nomi non riusciremo a raggiungere il risultato. L’obiettivo infatti non deve essere il militante o il simpatizzante della Lega, perché sarebbe riduttivo. Commetteremmo l’errore di miopia commesso da tanti che hanno fondato negli anni movimenti e partitini finiti in niente. Non erano sbagliati i messaggi, era sbagliata la platea. Si rivolgevano solo a una piccola fetta dei cittadini della nostra terra. Il nostro popolo invece è tutta la Padania, sono tutti i milioni di elettori del Nord che lavorano e mantengono uno stato ladro e di parassiti.  Basterebbe riportare alla causa comune quei milioni di persone che hanno votato Lega almeno una volta nella vita. Se per una volta sola tutti coloro che hanno votato Lega la votassero, avremmo la maggioranza di tutte le regioni del Nord e potremmo prenderci la nostra libertà. Che nessuno ci regalerà ma che senza il consenso della nostra gente non ci conquisteremo mai. Non c’è altra strada.

Nella prima Pontida avevo 19 anni, era appena caduto il muro di Berlino e la mia generazione si aspettava un cambiamento fatto di federalismo e libertà. Oggi ho superato i 40 anni e la mia generazione vive di contratti di precariato in uno stato oppressore e centralista. Vogliamo che passi un’altra generazione mentre discutiamo chi ha più torto e chi ha più ragione?

Anche molti comuni della Lega Lombarda prima del 7 aprile 1167 si detestavano e dopo Legnano tornarono a essere fieri nemici. MA SI ALLEARONO TUTTI INSIEME CONTRO L’IMPERATORE ! Pensiamo di riuscire a vincere contro lo Stato divisi e separati ?

La risposta è una sola e la troviamo nello spirito di Pontida cui tutti gli uomini liberi possono e devono rivolgersi.

 

 

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