Esito per certi aspetti scontati alle regionali di questo fine settimana, con il Veneto che resta al centrodestra puntando sul volto giovane di Alberto Stefani, la Campania che da Vincenzo De Luca passa a Roberto Fico e la Puglia che cede il testimone di Emiliano ad Antonio Decaro, già presidente Anci. Partite di giro.
Nomine e volti che sono e restano frutto di giochi di potere interni, per nulla premiati dai cittadini che sono stati protagonisti di un segnale fortissimo, con una astensione mai registrata prima.
Il Veneto ha avuto il 16% di elettori in meno, col 44,59 per cento di veneti ai seggi, contro il 61,10 di cinque anni fa. Solo il 41,83% degli elettori pugliesi si è recato alle urne; in Campania ha votato il 44% degli aventi diritto (il 55,11 nel 2020).
Una minoranza elegge chi governa. E l’andamento del voto e del consenso viaggiano sempre più sulle frequenze dei social media e delle campagne elettorali veloci a colpi di promesse. La democrazia esce sconfitta. I contenuti, superati dalla credenza che la politica si faccia a colpi di post, senza tornare sul territorio, sono spariti. Come gli elettori ai seggi.




