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Referendum Veneto: ora il Consiglio regionale “deve” votare

di GIANLUCA MARCHI

Matteo Salvini ieri ha dichiarato che nel week-end scorso sono state raccolte 100mila firme a sostegno del referendum per l’indipendenza del Veneto e che Roma teme a tal punto ciò che sta avvenendo da aver messo il silenziatore mediatico all’iniziativa. Che questa seconda considerazione sia corrispondente al vero lo dimostra il silenzio che i media nazionali hanno sempre tenuto in ordine al cammino referendario, nonostante questo sia iniziato dall’autunno 2012. L’atteggiamento centralista era ed è da ritenersi scontato, e così continuerà a essere finché non si dovesse prendere coscienza che i Veneti vogliono realmente andare al referendum: a quel punto, siamone fin d’ora certi, comincerà l’opera di demonizzazione per spaventare i cittadini. Fin qui niente di nuovo sotto il sole…

Veniamo alle 100mila firme: sono reali o gonfiate? L’interrogativo sinceramente non ci appassiona più di tanto. La sostanza è che la Lega salviniana ha promosso l’iniziativa e oggi si dichiara altamente soddisfatta per la risposta dei Veneti, leghisti e non. A questo punto ciò che interessa sapere è quale sarà la prossima mossa. Perché, per dirla chiara, il Carroccio non può traccheggiare oltre, magari promuovendo un altro fine settimana di mobilitazione in prossimità delle elezioni Europee, il che finirebbe per avvalorare il sospetto di coloro che hanno voluto intravvedere solo un significato elettoralistico dietro la raccolta delle firme.

Dopo questo week-end di marzo la Lega ha toccato con mano – ammesso che ce ne fosse bisogno – l’esistenza di una consistente parte dei Veneti che vogliono chiamare alle urne tutti i loro concittadini affinché si esprimano una volta per tutte sull’indipendenza o meno della Regione. Quindi non c’è altro tempo da perdere: come ha rilevato ieri l’eurodeputata Bizzotto, il Consiglio regionale del Veneto deve affrontare al più presto il voto sul fatidico progetto di legge n. 342, quello che prevede appunto l’indizione del referendum consultivo. Ma per arrivare a che l’aula consiliare torni a discutere e votare sul pdl (rimandato in commissione, dove ha dormito finora, l’ormai lontanuccio 27 settembre 2013), bisogna che il Carroccio metta in campo tutto il suo peso politico e la sua determinazione in una Regione dove annovera appunto la guida della giunta con Luca Zaia, a costo di mettere a rischio le “careghe” del potere odierno. Sarà capace? Con un gioco di parole potremmo dire che essere ottimisti è una bella professione di ottimismo. E tuttavia i tentennamenti, i distinguo, i “sì, però…” non hanno più ragion d’essere: lo stesso governatore, che pure nei mesi scorsi ha preso parte a manifestazioni decisamente indipendentiste, dovrebbe ricordarsi che il 27 settembre scorso si impegnò pubblicamente a vigilare e operare affinché il pdl 342 non finisse insabbiato in commissione per tornare in Consiglio ed essere votato. Allora si agisca senza tentennamenti in tal senso, altrimenti ogni altra manovra rischia di assumere il tragico sapore della presa in giro.

PS1. I non pochi indipendentisti (o sedicenti tali) che non hanno perso occasione per denigrare la raccolta di firme della Lega, dovrebbero prendere atto che, al di là delle cifre reali o virtuali, la capacità mobilitatrice del Carroccio è, ancora oggi, distante anni luce da quelle di qualsiasi altro movimento o gruppo indipendentista. E allora, anziché stare alla finestra a gettare fango e a sputare comodamente sentenze, o tacciano oppure tallonino i dirigenti leghisti a compiere il passo successivo. E solo se questi dovessero sfuggire a ciò, allora li additino al pubblico ludibrio. Ho già avuto modo di scrivere che ogni mattone portato alla costruzione della casa del referendum è una buona cosa e ne resto convinto.

PS2. In una intervista al sottoscritto Alessio Morosin, leader del movimento che è stato fin qui ideatore e anima del processo verso il referendum, era stato critico verso la mobilitazione leghista, e aveva annunciato per lo stesso week-end una grande manifestazione di massa che avrebbe “spazzato via i gazebo” del Carroccio. Di questo oceano umano non s’è vista traccia e tuttavia dal sito del movimento si annunciano 100mila firme a sostegno del referendum! Mah…

IL LEGHISTA CANER: PRESTO IL REFERENDUM SARA’ IN AULA

Riceviamo e Pubblichiamo

Venezia, 4 marzo 2014 – “Il prezzo della nostra libertà è di 117 miliardi di euro, cioè la nostra parte di debito pubblico se fosse regionalizzato. Li ripagheremmo, tenendoci il nostro residuo fiscale che ammonta a 20 miliardi l’anno, in pochi anni. Dopo di che saremmo liberi. Sembra un paradosso, ma è il costo dell’indipendenza di un Veneto che non ha responsabilità sul debito pubblico, che produce un PIL pari a quello di 4 regioni del Sud e che non vuole affondare assieme al Titanic Italia”.

Lo afferma il capogruppo leghista in Regione Federico Caner, all’indomani della grande raccolta firme a sostegno dell’indipendenza del Veneto, che ha portato ai 500 gazebo sul territorio oltre 100.000 cittadini. “Mi impegno personalmente a portare in aula il progetto di legge sul referendum appena passerà il Bilancio di previsione – dichiara Caner -. A guardare i dati, la richiesta di indipendenza non è assolutamente infondata, anzi. Se prendiamo l’intero ammontare del debito pubblico, che ormai supera il 130% del PIL e sottrae al Paese circa 85 miliardi l’anno di interessi (terza voce di spesa del Paese dopo Sanità e sociale e prima dell’istruzione!), potremmo decidere di ripartirlo equamente tra le 20 regioni. Come? Attraverso la media di tre criteri: la responsabilità storica, la demografia, e la capacità fiscale (cioè la distribuzione del PIL)”.

In questo modo, spiega Caner, (basandosi sui dati di uno studio di Plancia sul debito pubblico regionalizzato aggiornato al 2013, vedi allegato con tabelle) il Nord si accollerebbe una quota di debito parti a 734 miliardi (il 36,8% del totale), il Centro 331 e il Sud 930. Al Veneto spetterebbero 117 miliardi, cioè 23.928 euro pro-capite. “E’ il prezzo della nostra libertà, e purtroppo aumenta ogni anno per colpa delle politiche centraliste ed assistenzialiste del Governo. Se nel 2012 la ‘nostra’ quota di debito statale era di 109 miliardi, oggi è di 117: in un anno e mezzo è il costo della ‘decrescita insostenibile’ del Paese su ogni nostro cittadino. Una follia”. Ad ogni modo, il debito pubblico nazionale complessivamente attribuibile al Veneto, che pur sembra una cifra enorme ma che costituirebbe l’84% del nostro PIL, sarebbe di poco superiore a quello della Germania (79,6%) e inferiore alla media UE (89,8%). “Siamo disposti a prendercene carico – conclude Caner – ma poi Roma ci dia la totale autonomia. Solo in questo weekend 100.000 veneti hanno firmato per questo, e la nostra richiesta di indipendenza andrà avanti con altre iniziative anche a livello europeo”.

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