/

Referendum Veneto, ogni mattone è utile per realizzarlo

di GIANLUCA MARCHI

Una volta tanto non sono in sintonia con quella parte degli indipendentisti veneti che vede con sospetto, per non dire con ribrezzo, lo schierarsi della Lega Nord e del suo segretario federale Matteo Salvini a sostegno del referendum per l’indipendenza del Veneto, sostegno che si concretizza con la mobilitazione e la raccolta firme annunciate in centinaia di piazze della regione per il week-end dell’1 e del 2 marzo. Addirittura, alcuni di questi amici ipercritici arrivano a considerare tale iniziativa come deleteria per le sorti del referendum.

Premettiamolo: non siamo qui a giudicare gli errori e i tradimenti di cui la Lega Nord e la Liga Veneta si sono rese responsabili, nel corso degli ultimi lustri, sulla strada della battaglia indipendentista: sono tutte cose che abbiamo detto e ripetuto su questo giornale, che non ha risparmiato nulla in termini di critica al Carroccio. Siamo qui invece a valutare se la mobilitazione leghista – la cui portata e i cui numeri potranno essere valutati, al lato pratico, in occasione dell’iniziativa annunciata – può o non può dare una mano a determinare quella pressione politica tale da indurre il Consiglio regionale del Veneto ad affrontare in maniera definitiva il tema dell’indizione del referendum attraverso la discussione dell’ormai famoso progetto di legge n. 342.

Personalmente considero benvenuta qualsiasi azione destinata a portare acqua al fiume della consultazione referendaria, affinché questo si ingrossi sempre più e finisca per travolgere le numerose resistenze che ancora ci sono nella stessa politica Veneta. Perché, è bene ricordarlo, se il 27 settembre scorso il Consiglio regionale ha deciso di rimandare il pdl 342 in commissione Affari istituzionali, dove sembra essersi insabbiato, la responsabilità non fu della Lega, ma essenzialmente di alcuni settori del Pdl, la cui giacca fu probabilmente tirata dai dirigenti nazionali del partito. Ed è anche abbastanza pretestuoso, da parte dei super-critici, sostenere che se il governatore leghista Luca Zaia avesse voluto avrebbe già indetto il referendum. Queste sono balle, perché una decisione del genere richiede prima di tutto l’approvazione di una legge regionale, e non risulta che in Consiglio la Lega possa contare sulla maggioranza assoluta; e poi, in caso di approvazione, forze politiche Venete compatte ad opporsi agli attacchi che lo Stato italico porterà all’eventuale referendum.

Si può certamente discutere dei traccheggiamenti di Zaia e delle sue “timidezze” rispetto alla battaglia indipendentista (di Tosi non è nemmeno il caso di fare cenno). Si può strologare sul fatto che la Lega, per forzare la mano sul referendum, avrebbe potuto minacciare la tenuta della Giunta regionale e non l’ha fatto. Tutto vero. Ma non si può negare che mediaticamente il Carroccio, almeno per ora, ha una forza d’urto senza dubbio superiore a quella di qualsiasi altro gruppo indipendentista. Per cui ben venga la raccolta firme dell’inizio di marzo, se questa servirà a sensibilizzare anche una sola persona in più sulla necessità di dare la parola ai Veneti circa la loro indipendenza. Se poi i futuri comportamenti politici della Lega dovessero tradire tale scelta, sarebbe il Carroccio per primo e non tanto noi a decretare la propria fine.

Sappiamo tutti che il percorso referendario è partito dall’inziativa di Indipendenza Veneta e non certo della Lega, ma resto dunque convinto che al punto in cui si è giunti è da considerare benvenuto chiunque possa portare il proprio mattone utile alla costruzione del referendum, leghista o non leghista che sia, di destra o di sinistra. E se ciò dovesse imporre a qualcuno di turarsi un po’ il naso, mi sembrerebbe un sacrificio sopportabile in vista del più grande obiettivo che si vuol raggiungere. A meno che per taluni il referendum sia solo una manfrina, allora sarebbe tutta un’altra storia…

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Lombardia, regione intorpidita piena di tanti poltronari sognanti

Articolo successivo

I problemi degli indipendentismi padani