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Referendum Veneto: lo straordinario peso politico del plebiscito digitale

di GIANLUCA MARCHI

Alla fine anche i giornaloni e le televisioni nazionali hanno dovuto cedere e concedere un po’ del loro spazio – spesso e volentieri dedicato a ciclopiche puttanate – al plebiscito digitale chiusosi ieri in Veneto. Sono arrivati buoni ultimi dopo che le emittenti e i quotidiani di altri Paesi europei si erano cimentati sull’argomento. Ma tant’è, siamo in Italia e dobbiamo sempre aspettarci il peggio…

Bisogna dare merito a Plebiscito.eu di aver creduto a questa iniziativa e di averla portata fino in fondo, fino cioè ad assumere un peso politico e anche mediatico che forse era persino difficile aspettarsi. A mio parere che i 2 milioni e 360 mila voti siano tutti, fino all’ultimo, reali e regolari poco importa: quel che interessa è la volontà di un popolo di dire ciò che vuole per il proprio futuro, e questo nonostante la scarsa pubblicizzazione mediatica che il referendum aveva avuto nella fase preparatoria. Sul fatto che circa il 90% si sia espresso per un Veneto indipendente non mi sorprende affatto: penso che questa sia una percentuale credibile che si verificherebbe anche nel momento in cui i cittadini Veneti fossero chiamati ad esprimersi in una consultazione con tutti i crismi dell’ufficialità e delle verifiche, eventualità che avrebbe il potere di chiudere per sempre la bocca ai soloni e ai commentatori che predicano un giorno sì e l’altro pure contro l’aspirazione alla libertà da parte della gente. E ora, statene certi – e bisogna attrezzarsi psicologicamente per la bisogna – comincerà l’opera di denigrazione e di demolizione al fine di spaventare i cittadini e di tenere lontano il più possibile un eventuale referendum incontestabile.

Detto questo, aggiungo la mia valutazione. Il plebiscito online può assumere un peso politico straordinario: non penso che, a partire da oggi, si possa aprire il processo di affermazione dell’indipendenza del Veneto sic et simpliciter (anche se mi augurerei di essere smentito seduta stante…); ritengo invece che il successo ottenuto dall’iniziativa possa e debba travolgere ogni titubanza delle forze politiche venete, e anche del governatore Luca Zaia, a discutere e votare in Consiglio regionale il famoso progetto di legge n. 342 per l’indizione del referendum consultivo sull’autodeterminazione del Veneto. Ora non ci sono più scuse per traccheggiare e per prendere per i fondelli un popolo che vuole decidere del proprio futuro. Qualcuno mi contesterà a questo punto che il popolo Veneto si è espresso proprio in questi gironi e non c’è bisogno di altro: vero, per noi indipendentisti sarebbe anche sufficiente, ma non così è per lo Stato italico che può essere messo al muro solo attraverso processi e numeri incontestabili. Ecco perché continuo a ritenere fondamentale un referendum indetto dalla Regione.

Sull’onda dello straordinario risultato di questi giorni, i politici veneti devono essere messi con le spalle al muro e votare per l’indizione del referendum, sapendo poi che Zaia e la Regione tutta dovranno avere la forza e le palle di reggere il contro-urto romano, così come Artur Mas e gli indipendentisti catalani stanno facendo con Madrid. E se invece il Consiglio regionale, rispondendo a logiche nazionali, dovesse negare ai Veneti il diritto di votare, allora sì che palazzo Ferro Fini meriterebbe d’essere assaltato forconi alla mano!

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