Referendum Veneto inammissibile? Solo se si pronuncia una Corte di Giustizia

di FABRIZIO DAL COL

Siamo al ridicolo. Petizioni e firme, proposte di iniziativa del Consiglio, risoluzioni, manifestazioni e  Zaia che in ultimo  chiede un parere al presidente del Consiglio Regionale. Certo che, avanti di questo passo, sarà molto difficile trovare una soluzione che possa  chiudere definitivamente le divisioni che allignano nel mondo indipendentista. Sul referendum Veneto ci mancava pure l’idea  partorita dal presidente Zaia. Un’idea, quella del presidente Veneto, trasformata in una lettera inviata poi al presidente del Consiglio Regionale. Niente da fare, i Veneti sono proprio capaci di farsi del male da soli e non hanno certo bisogno di aiuti quando, in ordine sparso, insistono a proseguire su percorsi diversi per raggiungere il comune obbiettivo.

Detto questo, visto il dibattito sul referendum scaturito dalla mossa del presidente Veneto, mi aspettavo che “l’intellighenzia Veneta “ battesse un colpo e si facesse sentire con una forte opposizione, circa l’artificioso “combinato disposto” messo in campo dai funzionari  regionali che, complice una missiva sbagliata, hanno avuto gioco facile nel ribadire l’inammissibilità del sopra citato Referendum. I complottisti potrebbero però avere qualche ragione nel sospettare di un probabile ed “indotto errore” in quanto, visto il parere richiesto  attraverso quella lettera, sarebbe difficile pensare oggi a una sola ingenuità commessa dal presidente Zaia. Una richiesta di parere confezionata  ad hoc, quella richiesta nel documento a firma di Zaia, formulata con  uno stupido e sbagliato quesito  che sarebbe invece potuto divenire un grimaldello se pensata diversamente, una richiesta potente  da essere inviata però nelle opportune sedi competenti  come l’avvocatura dello Stato o la Corte Costituzionale. Un grimaldello che, oltre a  creare un precedente di straordinaria importanza, avrebbe sortito anche un effetto clamoroso in tali sedi competenti e in tutta la stampa internazionale. Un quesito, quello proposto nel documento, che poteva essere solo dichiarato scontatamente inammissibile in quanto aveva  già in grembo il requisito del diniego: “avente ad oggetto l’indipendenza del popolo veneto dal resto della Repubblica, con conseguente affermazione, in caso di esito positivo, del Veneto quale stato sovrano indipendente».

Ecco perché bisognava non entrare nella sfera dell’indivisibilità della Repubblica in quanto  essa stessa è ritenuta “una e indivisibile” dalla Costituzione. La risposta data dai funzionari regionali circa l’inammissibilità era abbastanza ovvia in quanto, fosse stata ritenuta invece ammissibile, da un lato sarebbe andata a modificare l’intero impianto dell’ordinamento repubblicano con la conseguente ed inevitabile emulazione da parte delle altre Regioni e, dall’altro, avrebbe sfregiato la Costituzione stessa. Una Repubblica Federale come ad esempio la Germania ha un ordinamento diverso e una costituzione diversa proprio perché federale e potrebbe tranquillamente cambiare, quando lo decidesse, l’intero suo ordinamento. In sostanza, l’oggetto dell’Indipendenza è il diritto di autodeterminazione e solo tale diritto è garantito in sede internazionale, ragion per cui si sarebbe dovuto chiedere invece il referendum per l’autodeterminazione del Veneto e a tale quesito una qualsiasi corte di giustizia non avrebbe potuto che dare una risposta positiva attraverso la dottrina giuridica internazionale che, oltre a quella italiana, ha recepito attraverso i patti internazionali il diritto di autodeterminazione dei popoli.

 

 

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