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Referendum Veneto: i gazebo non bastano, serve decisione politica

di GIANLUCA MARCHI

La Lega Nord e il suo nuovo segretario federale, Matteo Salvini, hanno annunciato per il prossimo mese di marzo l’organizzazione di centinaia di gazebi in Veneto a sostegno del referendum per l’indipendenza. Detta così potrebbe anche sembrare una lodevole iniziativa, sebbene un po’ tardiva (ma in questo caso non è colpa della nuova segreteria) rispetto a una vicenda che ha preso abbrivio da ben più di un anno, cioè dal novembre 2012 quando il Consiglio regionale del Veneto approvò, a sorpresa e in maniera trasversale, la famosa Risoluzione 44, che aprì la strada verso il progetto di legge n. 342 per l’indizione della consultazione. Tardiva perché, nel corso del 2013, la Lega maronian-tosiana non s’è certo distinta per aver mandato segnali inequivocabili a favore dello svolgimento del referendum consultivo (ma quando i cittadini si esprimessero a valanga ciò che è partito come consultivo diventerebbe sostanziale), anzi. Ma si sa, sia l’attuale governatore della Lombardia che il sindaco di Verona non sono indipendentisti, anzi negano la possibilità di perseguire tale strada, di conseguenza da loro non ci si poteva attendere altro.

Ora Salvini annuncia una stagione di gazebo pro-referendum, e molti venetisti storcono il naso e temono che questa sia una mossa essenzialmente elettoralistica: a maggio sono previste le elezioni Europee, il Carroccio si trova di fronte al non piccolo problema di superare lo sbarramento del 4% per arrivare a Strasburgo con una propria rappresentanza, e cosa meglio che cavalcare idealmente il sostegno al referendum per drenare voti dal popolo Veneto, che alle ultime prove elettorale ha invece mostrato di aver abbandonato in massa la Lega? Il sospetto è legittimo, anche per la tempistica annunciata: il mese di marzo. E perché non già da febbraio, forse perché organizzare i gazebo in questo periodo vorrebbe dire sfidare il freddo? I militanti leghisti hanno affrontato, in passato, ben altre prove per arrendersi davanti alle intemperie.

Che la Lega voglia sfruttare a fini elettoralistici il proprio essere a favore dello svolgimento del referendum Veneto è più che legittimo, ma per fugare ogni dubbio sul significato esclusivamente propagandistico dell’iniziativa, dovrebbe mettere in campo anche azioni politiche concrete affinché il famoso progetto di legge n. 342 possa tornare finalmente in Consiglio regionale per la votazione definitiva (entro fine febbraio ad esempio). Ricordiamo a tutti, infatti, che il 27 settembre del 2013, quando l’assemblea consiliare decise di rinviare il pdl in Commissione (soprattutto per volere del partito berlusconiano), il governatore Luca Zaia si impegnò con una dichiarazione pubblica a seguire di persona l’ter del progetto di legge per evitare che lo stesso fosse dimenticato in qualche cassetto. Da quel giorno sono passati ormai quattro mesi e, in tutta sincerità, nulla si è saputo degli eventuali progressi, o di contro delle battute d’arresto, che il pdl ha subito nel dibattito in Commissione (ma qualcuno sa se mai se ne è parlato?).

Matteo Salvini, nelle non poche cose che ha detto da quando è divenuto segretario federale al posto di Maroni, ha avuto modo di sottolineare che il referendum per l’indipendenza del Veneto è “una priorità”. Ebbene, per dare senso completo a questa affermazione, la Lega non può limitarsi ad annunciare centinaia di gazebo per il mese di marzo, ma deve mettere in campo azioni politiche concrete affinché il pdl n. 342 per l’indizione del referendum torni d’attualità sulla scena politica veneta, anche a costo di mettere alla prova la tenuta della maggioranza politica che sostiene la Giunta Zaia. E a sua volta il governatore deve dare conto e dare corso all’impegno assunto il 27 settembre dell’anno scorso. Altrimenti, come si dice dalle mie parti, si resta nel campo delle cento pertiche delle parole e si rischia di dare l’impressione di voler prendere per il naso (ancora?) la gente. A meno che dietro questa battaglia di posizione non si celi una guerra in corso con Tosi e compagnia, ma questa allora sarebbe tutta un’altra storia.

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