I numeri sono spietati, urge un Veneto indipendente dall’Italia

di ROBERTO CIAMBETTI*

Indipendenza sì, Indipendenza no? La risposta migliore alle polemiche scatenate attorno all’ipotesi di una seduta straordinaria del Consiglio regionale per discutere del possibile referendum per l’Indipendenza del  Veneto arriva da Jean-Michel Six, capo economista per l’Europa di Standard and Poor’s il quale ha detto, papale papale, che se una azienda italiana stabilisse la propria sede in Austria pagherebbe il credito bancario “la metà rispetto a solo un chilometro prima in territorio italiano. E tutti e due i Paesi fanno parte dell’unione monetaria”.   Analizzando i conti della Regione del Veneto l’agenzia Fitch ha spiegato che se il Veneto fosse in Svizzera saremmo da Tripla A, più solidi dell’Austria. Invece siamo BBB +  e ciò si riflette nel costo del denaro anche per la Regione.

Aggiungiamo poi altre note dolenti: nell’ultima rilevazione di fine maggio  in Austria  un litro di benzina verde costava 1,36.  E la bolletta dell’energia elettrica? Stando alla società di ricerca e consulenza internazionale Nus in Italia il costo in eurocent per Kwh è di 16,27; in Austria lo stesso costo  scende a 8,89 eurocent. E che dire della Giustizia? In  Italia si impiegano 1.210 giorni per recuperare un credito; 1.549 giorni è la durata media dei giudizi civili davanti alle Corti d’appello, dato medio omogeneo secondo il Censis a quello di paesi quali lo Sri Lanka (1318 giorni), la Liberia (1280) ed il Gibuti (1225). I  tempi medi di definizione della giustizia italiana sono pari a sette anni e tre mesi in ambito civile e quattro anni e nove mesi nel penale. Secondo il governatore di Bankitalia i tempi lenti della Giustizia determinano la perdita di un punto percentuale di Pil.

I cahiers de doléances potrebbero continuare: in Veneto ogni cittadino paga all’Erario in più di quanto non riceva circa 3.018 € all’anno.  Nel Nord Italia il residuo fiscale, la differenza tra  i soldi che cittadini e imprese pagano a seguito del carico fiscale e impositivo e quanto ricevono in spese, servizi e investimenti della Pubblica amministrazione rappresenta il 10,9 per cento del Pil prodotto, qualcosa come 95 miliardi di € anno: cifra astronomica.  In Carinzia servono sette giorni per una concessione edilizia e 80 per un impianto industriale, l’Irap non esiste mentre ci sono finanziamenti fino al 25% dei costi per chi investe  in ricerca e sviluppo.

Tutti questi numeri sono noti, ma aggregati assieme fanno impressione, perché che si tratti di Pubblica Amministrazione, come di imprese, di banche come di consumi di privati cittadini su ogni fronte perdiamo il confronto con l’Austria ma solo perché dobbiamo sostenere i costi del sistema Italia: persino la Pubblica Amministrazione in Veneto, statali compresi, ha un costo inferiore al costo medio nazionale del 18 per cento; le nostre imprese, pur in anni di crisi, hanno ampliato l’export ma oggi si vedono costrette a delocalizzare come non pochi lavoratori, anche anziani, stanno dando vita a una nuova emigrazione verso paesi  dove vengono meglio retribuiti, meno tassati e dove hanno maggiori servizi.

Di motivi per chiedere che il Consiglio regionale discuta sulla possibilità del referendum per l’Indipendenza del Veneto ce ne sono a bizzeffe, ma a spingere verso quel referendum sacrosanto sono i dati di una realtà socio-economica che deve scegliere su quale modello investire, se continuare ad abitare, a queste condizioni capestro, nel contenitore Italia oppure se mutare le regole del condominio o cercare una propria via indipendente.  Discutere dell’Indipendenza significa anche discutere del futuro del lavoro, del domani delle imprese e della nostra società: è uno guardare lontano, un volare alto, essere, come siamo, europei e molto meno latini o mediterranei, come non siamo mai stati.

*Assessore Regionale al Bilancio – Regione Veneto

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