Referendum sulla giustizia. Ma nessun segno di vita per il referendum sull’autonomia

di Monica Rizzi e Roberto Bernardelli – La Salvini Premier e i radicali raccolgono le firme per un nuovo referendum sulla giustizia. L’emergenza c’è, non c’è dubbio. Ma non c’è fretta invece per il referendum sull’autonomia. Con calma, anzi, anche se tutto resta così com’è non c’è problema. Dopo più di 1300 giorni è da museo delle cere.

I referendum in Italia si sa hanno storie alterne. Vengono approvati, alcuni, e poi restano lettera morta. La sovranità popolare, a seconda delle circostanze, va a corrente alternata. Quando serve si accende l’interruttore, quando è scomodo, si fa finta di niente.

Abbiamo votato per  la legge per tagliare il numero dei parlamentari. Come se senza questo passaggio sarebbe caduto il mondo. E’ stato importante, certo, ma si gira sempre attorno alla questione, si elude il problema. Il vero taglio delle spese non è solo ridurre i costi della politica, ma avere una classe politica all’altezza. Pochi ma buoni. Il problema è che ne avremo solo “pochi”, anzi, pochissimi.

E l’autonomia? E’ una bella grana perché si tratta di riconoscere che ci sono due se non tre Italie. Paesi a diverse velocità, con diversi modi di concepire la pubblica amministrazione, la sanità, le infrastrutture, i servizi.

Con il motto “prima gli italiani” si è omologato tutto. Come tutti fossimo uguali, con gli stessi criteri di gestione del territorio, con le stesse esigenze. Non è così.

E quindi avanti con nuovi referendum. Quelli già fatti sono già in archivio, l’importante è battere cassa elettorale e toccare la pancia degli elettori. Fatto morire un tema, avanti con un altro. Prima i voti.

Monica Rizzi, Segretario Organizzativo federale Grande Nord

Onorevole Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord

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