Referendum sul No Expo, la Lega dei Ticinesi: “Non diamo soldi a Fallitalia”

di ROBERTO BERNARDELLIfrontalieri_0

C’è un referendum che dalle nostre parti non ce lo saremmo mai immaginato. Provate solo a pensare se ci avessero chiesto: vuoi tu spendere un pacco di milioni o miliardi di euro per mettere due stand nei padiglioni dell’Expo? Noi non decidiamo nulla, naturalmente, sono i politici a spendere e spandere e senza rendercene conto. Invece…. a 40 chilometri da Milano (che sofferenza sapere che sono così pochi..), il 28 settembre il popolo ticinese dirà che ne pensa  della partecipazione del cantone all’esposizione universale di Milano. “Il referendum lanciato contro un credito di pochi milioni di franchi riflette il difficile rapporto tra il Ticino e la vicina Italia”, si legge sulla loro stampa. Eh sì…

E’ vero che la Svizzera intesa come governo ha stanziato 23,1 milioni di franchi per il proprio padiglione, il  “Confooderatio Helvetica”, affidato a Presenza Svizzera e fase ancora di realizzazione assieme a tutti gli altri. Il Ticino però non sa ancora che fare. Il punto infatti è che a metà aprile il Gran Consiglio ( il loro Parlamento cantonale), ha approvato a maggioranza assoluta un credito di 3,5 milioni di franchi per la partecipazione all’Expo, “ma la Lega dei Ticinesi – col sostegno dei Verdi e dell’Unione democratica di centro (UDC)”, leggiamo su Swissinfo.ch – ha lanciato un referendum. “I promotori hanno raccolto ben 12’698 firme valide, quasi il doppio delle 7’000 necessarie affinché un referendum sia sottoposto a voto popolare”.

Anche se lo stanziamento è sceso a 2,2 milioni di franchi, i ticinesi pensano che si possano investire altrove e con maggiore profitto.  Tanto che la Lega dei Ticinesi è del parere che non si debbano dare «i soldi dei contribuenti alla Fallitalia», soprattutto perché «l’esposizione è infiltrata da gruppi mafiosi». Anche il coordinatore dei Verdi, Sergio Savoia, afferma: «Bisogna smetterla di gettare i soldi dalla finestra». Mentre lo Stato sociale viene sempre più ridotto, improvvisamente si trovano i fondi per simili mega progetti. Ma, scrive la stampa svizzera, la questione è anche un’altra: “Di fatto, il referendum sull’Expo riflette il forte malessere del canton Ticino nei confronti dell’Italia. Un malessere sancito con forza già il 9 febbraio 2014, con un 68,2 per cento a favore dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, promossa dall’UDC. Nessun altro cantone ha votato in modo così compatto. Il voto ticinese è stato un chiaro segnale di protesta contro l’Italia e in particolare contro la crescente presenza di frontalieri, oltre 62mila nel mese di agosto”.

Insomma, la sola parola Italia genera allergia. La disoccupazione a casa nostra cresce, la recessione spinge a cercare lavoro a due passi da casa… poi arriva l’Expo con le sue corruttele… E’ Bingo.

presidente Indipendenza Lombarda

L’esposizione universale di Milano Expo 2015 e le vicissitudini connesse, come i casi di corruzione e infiltrazioni mafiose, preoccupano la Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio Nazionale (Camera bassa) che ha voluto vederci chiaro su alcuni aspetti, come i tempi e i modi di realizzazione del padiglione elvetico. Riuniti in agosto a Locarno, i parlamentari si sono detti solo parzialmente soddisfatti delle risposte fornite dall’amministrazione federale.

La Commissione ha discusso in particolare della possibilità di limitare il progetto “Confooderatio Helvetica” e dell’obbligo per le imprese di costruzione che lavorano sul cantiere del padiglione di rispettare un preciso codice di condotta.

Presenza svizzera cerca lavoratori

Presenza Svizzera cerca 52 collaboratori per animare il padiglione svizzero durante i sei mesi dell’Expo 2015: personale per la gestione degli eventi, le relazioni pubbliche, la comunicazione e l’amministrazione. Il tutto per un salario lordo che va da un minimo di 1’600 franchi a un massimo di 2’700 per i dipendenti con posizioni di responsabilità. A questo si aggiunge un forfait di 37’50 franchi al giorno per i pasti. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) finanzia le spese di viaggio da e per Milano.

Questo annuncio ha sollevato polemiche in Ticino. Alcuni politici parlano di dumping salariale statale, soprattutto visto che si richiede un’esperienza di lavoro e buone conoscenze linguistiche.

Presenza Svizzera respinge le accuse: «Questi salari sono adattati a quelli italiani e comparabili a quelli versati dagli altri padiglioni», afferma Andrea Arcidiacono, responsabile del programma Italia e Expo 2015. La campagna di reclutamento si rivolge in particolare a giovani svizzeri che intendono acquisire esperienza in un contesto internazionale. Finora Presenza Svizzera ha ricevuto 500 candidature.

Di Gerhard Lob,
(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter)

Print Friendly, PDF & Email

1 Comment

  1. Dell’ Expo a Milano, ai ticinesi, gliene importa probabilmente poco più che niente. Il quasi certo NO alla votazione popolare del 28 settembre (la maggior parte degli elettori vota però in precedenza per posta) è senz’altro un NO all’ Italia. L’atteggiamento antisvizzero dell’Italia ufficiale, black list, ecc., ha trasformato le folcloristiche prevenzioni nei riguardi dei vicini del sud in una vera avversione. Insomma i rapporti fra I e CH sono ai minimi storici e il risultato del referendum prossimo probabilmente lo confermerà.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Gli economisti danno i numeri

Articolo successivo

Nel Regno, ancora Unito, 10 giorni per i rimborsi Iva. E da noi, Renzi?