Scozia, indipendenza da fotofinish

di PAOLA BONESUposterbettertogether

Uno arriva qui a metà luglio e la vittoria del SI sembra impossibile.
Anche i volontari parlano (a bassa voce) di un lavoro sul lungo periodo. Se non sarà questa volta, sarà la prossima.
Già si discuteva di come “perdere bene”, già si tiravano le somme sui perché di una sconfitta comunque annunciata.
E invece qua, signori, a 16 giorni dal referendum, il SI inizia a nutrire speranze per quella che può essere una clamorosa vittoria.

Chiaro, i sondaggi danno ancora il NO davanti, ma per tutti il SI è in rimonta costante.
L’ultimo poll di YouGov (finora l’istituto che aveva fatto registrare le performance più basse per il SI) dà l’indipendenza al 47% (+4) e il NO al 53% (-4) (sono esclusi gli indecisi).
Una rimonta così palese da averne paura. Quest’incertezza – con una posta in palio così importante – potrebbe anche spingere più elettori unionisti a recarsi al voto per salvare la Gran Bretagna dalla minaccia indipendentista.

Anche tra i volontari, però, il clima è più positivo, con meno sconforto e più entusiasmo quando si ritorna dalle ronde di interviste porta a porta.

Momentum is with Yes, si dice.
Già, perché è una bolla che si autoalimenta tra sondaggi a favore, endorsement di peso e deliri per la vittoria di Alex Salmond nel secondo dibattito (ne avevamo parlato qua).
Questo senza che sia cambiato enormemente l’approccio del SI alla campagna, se escludiamo il sempre più insistito rimarcare il pericolo dell’annientamento del welfare (in sostanza, gli americani parlerebbero di leggera virata verso la negative campaign).

Il NO è sotto pressione.
Avevo raccontato qui di come avessi provato a iscrivermi (anche) tra i volontari di Better Together, senza aver avuto alcun riscontro dalla sezione locale del comitato.
Dopo qualche settimana, il risveglio è stato improvviso e concitato, con email frequenti che mi aggiornano sui banchetti e le attività organizzate qua e là in città.
L’attività di canvassing è stata estesa.
A differenza di quanto accade per YES Scotland (qui), tra le domande poste nelle interviste effettuate dal NO c’è anche l’informazione sul partito per il quale si è scelto di votare nelle ultime elezioni generali.
Un dato utile per gli incroci di un comitato che mette insieme 3 anime diverse, che si scannano – intanto – all’interno di altre arene: laburisti, conservatori e libdem.

Il messaggio dell’ultimo spot (la ormai mitica #patronisingBTLady) e dei nuovi manifesti della campagna spinge forte sull’idea di famiglia. Se ami i tuoi figli voti NO.
Se voti SI sei un cattivo genitore. Mica male risvegliare qualche senso di colpa.
Ma funzionerà sugli indecisi o galvanizzerà solamente i già convertiti?

Alistair Darling, intanto, sconfitto nell’ultimo dibattito, è stato più o meno costretto a chiamare in aiuto l’odiato (ma in Scozia molto stimato) Gordon Brown, che viveva finora ai margini della campagna.

E Nigel Farage (il cui partito sta per entrare clamorosamente nel Parlamento UK, dopo che un deputato dei Conservatori ha lasciato il suo schieramento per candidarsi all’immediata relezione proprio come volto dell’UKIP) ha deciso di ergersi a baluardo della salvezza della Gran Bretagna unita e arriverà in tour in Scozia nei prossimi giorni.
Ovviamente con il non marginale effetto di mettere in seria difficoltà chi – sulla questione scozzese – si ritroverà suo alleato, come conservatori e laburisti.

Il rischio è lasciarsi prendere dal panico, quando – ad esempio – la BBC 5 dichiara di non riuscire a trovare abbastanza sostenitori del NO per rendere “equilibrato” il pubblico che assisterà al prossimo dibattito, previsto per martedì (stavolta non sarà Darling vs Salmond, ma una serie di personaggi “minori”, 3 per parte).

Il SI, invece, si gode il momento (ma attenzione, che le bolle – se scoppiano di colpo – posson far male).

Ha lanciato un nuovo spot che prova a rispondere a chi ha dubbi sul futuro economico di una Scozia indipendente (l’incertezza in questo campo limitava il consenso verso il SI, ci eravamo detti qua) e a ricordare che l’indipendenza è prima di tutto una nostra scelta quotidiana (mi piacciono molto la bambina che impara a vestirsi e l’anziano signore che va a rimorchiare e poi se la balla da solo).

Alex Salmond, esaltato dagli ultimi successi, cerca lo scontro con David Cameron (che pur venendo in Scozia, gli gira al largo).
E ancor più esaltato è il seguitissimo fake di Alex Salmond su Twitter.

This is me sarcastically clapping a unionist who realised I was right about everything. #VoteYes #SexySocialism pic.twitter.com/ceIaRUFnpE
— Angry Salmond (@AngrySalmond) 30 Agosto 2014
Se il referendum è come un’elezione sotto steroidi, queste ultime due settimane si preannunciano più che esplosive.

 

Union on knife edge

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