Referendum Catalogna: Madrid dice NO, ma l’80% dei catalani vuol decidere

di GIORGIO CALABRESI

Un NO al referendum della Catalogna che Madrid però non legge come una porta chiusa in faccia ma apre lo spiraglio a una riforma costituzionale, finora esclusa dal Partido Popular al governo. Ma questo è uno spiraglio che non sembra interessare ai catalani. La bocciatura a larghissima maggioranza nella votazione, ieri in Parlamento, della proposta di legge catalana per il trasferimento delle competenze per la convocazione di una consultazione popolare sulla sovranità era scontata. Meno il dibattito, in un’aula affollata, con un unico grande assente: il presidente catalano Artur Mas (CiU), rimasto nel suo quartiere generale.

Nei quaranta minuti di intervento, il premier Mariano Rajoy ha fatto appello ad argomenti giuridici, sentimentali ed ha insistito sulle insidie del progetto secessionista, nello sforzo di convincere i catalani della sua volontà di dialogo. Che, ha ribadito, ha come limite insormontabile il dettato costituzionale. La potestà di convocare il referendum «è una competenza non delegabile dallo Stato senza negare a se stesso il diritto di essere», ha ricordato Rajoy. «Assieme vinciamo, separati perdiamo tutti», ha insistito. «Non è vero che in Catalogna si soffre un’oppressione insopportabile, che si persegue la lingua catalana o si asfissia la sua cultura. E non è vero che, quando le regioni vogliono separarsi, si apra loro la porta. Nessuna costituzione al mondo lo consente», ha incalzato Rajoy. «E non parlatemi della Scozia, che ha presupposti storici o costituzionali molto diversi. Vedo secoli di storia congiunta, di benessere e sforzo comune», ha aggiunto il premier: «io amo la Catalogna più di voi» e «il futuro idilliaco che voi disegnate – ha detto rivolto ai partiti indipendentisti – non dice nulla dice sulle conseguenze: una Catalogna più povera, fuori dall’euro sine die, dall’Ue, dalla Nato e dai trattati internazionali. I catalani perderanno i vantaggi di europei, saranno fuori dal mercato unico, diranno addio a investimenti o ai fondi di pensione».

Solo al termine dell’intervento, Rajoy ha indicato una via d’uscita: «Il no non significa chiudere tutte le porte. C’è ne è una spalancata: chi non è d’accordo con l’attuale stato delle cose, attivi l’iter per riformare la costituzione». E su una riforma della magna carta, «che attualizzi il nostro patto costituente», ha insistito anche il leader del Psoe, principale partito dell’opposizione, Alfredo Rubalcaba. Rivolto agli indipendentisti, Rubalcaba ha detto: «Voi proponete, andiamo a votare, che ce ne andiamo. Noi diciamo: andiamo a sederci e dialoghiamo, per decidere come restare uniti».

Prima, i portavoce di CiU, Erc e ICv, Jordi Turull, Marta Rovira, Joan Herrera, avevano fatto una strenua difesa del referendum indipendentista. «Siamo qui in rappresentanza di un’ampissima maggioranza del popolo catalano, che ha voluto sempre autogovernarsi, che si riconosce come nazione da generazioni» e «che non accetta la parola rassegnazione», ha sostenuto Turull. Assicurando che il ‘nò del Parlamento centrale «non fermerà il processo indipendentista». Artur Mas ha intenzione di convocare il referendum il 9 novembre, sostenuto dai partiti indipendentisti che non vedono alternative. Il governo ha già annunciato che ricorrerà l’eventuale convocazione davanti alla Corte costituzionale. Nella ‘road map’ tracciata da Mas, è previsto che, a fronte di una sentenza di incostituzionalità, dichiarerà conclusa la legislatura, convocando elezioni anticipate – previste per il 2016 – che sarebbero plebiscitarie per il fronte secessionista. Secondo i sondaggi più recenti, l’80% dei catalani è a favore del diritto a decidere.

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11 Comments

  1. VENETI LADRI E BIZANTINI RESTITUITE IL MAL TOLTO ALTRIMENTI SIETE COME LO STATO LADRO ITALIANO…
    TRANSPADANA FERRARESE E POLESINE SONO TERRITORI ESTENSI DOVE NON SI PARLA VENETO MA FERRARESE…

    • TE TE SBAGLI DE TANTO. MI CONOSSO PERSONE DEA PROVINCIA DE ROVIGO E ANCA VISIN AL PO , KE I PARLE EL VENETO COME MI. LASSA STARE FERRARA KE LA XE’ AL DE £A’ DEL PO.
      SE TI TE SENTI TANTO FERARESE, NON TE FE’ ALTRO CHE FARTE LE VAIZE E ANDARE AL DE £A’.
      CIAO

      • ESTENSE87 ha ragione in pieno: la transpadana ferrarese, Occhiobello, e altre parti della provincia di Rovigo non sono territori veneti.

    • Va ben ke i teritori al de qua del Po i xè stà anca soto i feraresi ma i xè stà ancora pì soto la Serenissima. Anca el Trentin el xè stà soto l’Austria par 300-400 ani ma luri non i se sente mia austriaci come i tiroesi.
      Al de qua del Po xè Veneto, al de del Po xe Ferara.

  2. REFERENDUM PER LA SECESSIONE DAL VENETO DEI TERRITORI DELLA TRANSPADANA FERRARESE APPARTENUTI AGLI ESTENSI… SUBITO!!!

    OCCHIOBELLO IS NOT VENETO!!!
    FERRARA LIBERA DALL’ITALIA…

  3. Ho letto l’articolo su Panorama del prof. Luca Antonini (università di Padova)

    secondo lui dal punto di vista costituzionale non è possibile rendersi indipendenti dall’Italia, unica e indivisibile.

    Non cita nel suo articolo nè il diritto ONU (superiore alla costituzione italiana) di Autodeterminazione dei Popoli nè tutti i casi europei di popoli che sulla base di tale principio e contro la Costituzione dello stato centrale, hanno già ottenuto l’indipendenza.

    Ignorante o in mala fede ?

    … in entrambi i casi indegno del suo ruolo

    • Beh che la costituzione non preveda e tanto meno autorizzi la disgregazione del territorio è a dir poco lapalissiano.
      Riguardo all’onu e vari ed eventuali principi superiori, sinceramente cosa ce ne frega ?
      L’unica cosa che conta è la volontà popolare e chi non è d’accordo è libero di scegliere se smobilitare con le buone o venire levato con le cattive.
      L’esistenza di regolamentazioni superiori e di eventuali precedenti non è importante, conta solo la volontà democratica della gente.

    • Mi puoi citare alcuni casi, che non sia la Norvegia -Svezia, oppure la ceco-slovacchia, che hanno ottenuto l’indipendenza in modo pacifico contro il volere dello Stato centrale?.

  4. Chissà cosa hanno da dire al riguardo i referendari veneti dei metodi pacifici e democratici. Vediamo se capiscono una volta per tutte che il popolo non è per niente sovrano, e che gli stati se ne strasbattono del diritto di autodeterminazione dei popoli, a meno che non ne abbiano una particolare convenienza geopolitica ed economica. Il referendum catalano è solo annunciato, e se Mas convoca di nuovo elezioni anticipate, ricomincia tale e quale la stessa tiritera inconcludente. Se qua in Veneto pensiamo di fare la stessa cosa, fra altri 150 anni saremo ancora a sti passi.

  5. Ho lavorato a Barcellona oltre un anno; se conosco un poco i catalani se ne fregano del NO di Madrid e il referendum di novembre 2014 lo fanno lo stesso.

    Cosa può fare Madrid?
    mandare i carri armati x impedirlo :))))

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