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Dalla fantasiosa Macroregione al referendum vero. Se la sinistra non fa muro

di CLAUDIO BOLLENTINIMIGLIO 3

Il recente referendum indipendentista in Scozia ha acceso i riflettori sulle tante vocazioni separatiste presenti in Europa, dai baschi e catalani in Spagna, ai fiamminghi in Belgio, per non parlare degli indipendentisti corsi in Francia e così via, l’elenco comprende veramente centinaia di movimenti presenti un po’ dovunque. Compresa l’Italia. Si è parlato tante volte anche su questo giornale del possibile imminente referendum in Veneto, preceduto nell’ultimo anno da tante manifestazioni e proteste nonché da una consultazione virtuale, non ufficiale, ma comunque interessante come sondaggio sulle intenzioni indipendentiste venete. Che sembrano maggioritarie. Ma è un altro referendum quello che potrebbe far parlare di più nei prossimi mesi, a prima vista più innocuo rispetto a quello Veneto perché mira “semplicemente” a creare una regione autonoma, ma sicuramente dagli effetti più dirompenti e politicamente più significativi. Anche perché stiamo parlando della regione più importante del paese e che da sola rappresenta più del 20% del Pil nazionale: la Lombardia. E chiudere i lucrosi rubinetti fiscali così come funzionano ora, per certe regioni, che hanno campato per più di un secolo su questa vera e propria confisca, sarà la fine.

Il progetto di referendum è firmato dalla maggioranza Lega-Forza Italia che attualmente governa al Pirellone ed è via via diventato il cavallo di battaglia del presidente leghista Roberto Maroni. E’ una occasione politica d’oro e alla portata di mano dopo il fiasco conclamato delle promesse elettorali leghiste, da quella velleitaria che mirava a trattenere in Lombardia il 70% delle tasse pagate dai cittadini lombardi alla irrealizzabile e fantasiosa Macroregione del Nord. Due bufale elettorali che alla lunga avrebbero rischiato di diventare definitive pietre tombali sulla politica leghista e maroniana in Lombardia. Per la Lega questo referendum significa un ritorno al passato, quello idealmente migliore, quello dei tempi del sodalizio Bossi-Miglio tanto per intenderci, la Lega federalista, forse eccessivamente monotematica, ma sicuramente quella più efficace. La storia sappiamo poi come è andata a finire e non stiamo qui a ricordarla per l’ennesima volta.

Dal punto di vista politico l’imprimatur leghista rischia però di complicare l’operazione che in linea di principio potrebbe invece trovare la quasi totalità del consenso dei lombardi. L’ostacolo è rappresentato dalla opposizione di sinistra. E’ sufficiente che la proposta giunga dalla Lega e dalla maggioranza ed ecco che, senza entrare nel merito, la si boccia a priori. E come nella migliore tradizione della sinistra, quando l’obiettivo è demolire una proposta politica altrui, è già partita la manovra a tenaglia condotta da una parte dai maggiorenti piddini in Regione e dall’altra dalla stampa amica e asservita chiamata a suonare la grancassa. Per la verità l’opposizione finora lascia il tempo che trova, vengono tirati in ballo argomentazioni inutili, banali o fuori contesto, tipiche peraltro dello spessore degli attori in commedia, a cominciare dall’impalpabile Ambrosoli. Il quale si è affrettato a dire che per concedere lo statuto di autonomia serve una legge costituzionale, con i suoi lunghi tempi di approvazione e le sue complicate procedure. Mente sapendo di mentire perché un eventuale clamoroso risultato positivo del referendum rappresenta una inequivocabile, chiara, formale e solenne richiesta popolare. E che non si potrebbe snobbare e continuare come se nulla fosse accaduto.

E poi si continua con il solito armamentario che si usa in questi casi: è costoso, sono soldi buttati. I soldi usati per votare non sono mai soldi sprecati, chi afferma il contrario è solo qualunquista e populista. E allora per par condicio bisognerebbe ricordare l’infinità di tornate referendarie ed elettorali in cui siamo finiti per merito o colpa della sinistra. Ma evidentemente per Ambrosoli e compagni sono finanziariamente giustificate solo le consultazioni promosse dalla sinistra, le altre sono inutili o dannose. La sensazione è che l’argomento abbia toccato il nervo scoperto della sinistra, ossia l’inconsistenza della opposizione senza argomenti validi ed aggreganti dal punto di vista elettorale.

L’autonomia è il primo tassello, un punto di partenza, ma è anche l’unica cosa che la Lega oggi è in grado di proporre. Non c’è nessuno con lo spessore di Miglio ad esempio, qualcuno che potrebbe veramente rivoluzionare l’assetto istituzionale. Non ci sono in Regione altri partiti autonomisti o addirittura indipendentisti, come in Catalogna o Scozia, ben venga quindi il referendum sulla regione autonoma. Per la sinistra ottusa e fuori dal contesto è solo una bandiera leghista da contrastare. Una linea politica che abbiamo già visto in occasione della proposta di istituzione della ZES, la zona franca. Non si entra nel merito della questione, non si propone nulla di alternativo. Non sono d’accordo, propongo quest’altra cosa. Ed invece nulla, solo argomentazioni inconsistenti o imbevute di ideologia che puntano ad insabbiare, bloccare e archiviare. Una ragione in più per andare a votare…

(Claudio Bollentini – www.labissa.com)

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4 Comments

  1. sembra un articolo di quelli pagati che si leggono nei giornali italiani…
    Il Veneto liquidato perchè sembra che non abbia fatto un referendum a marzo, ma il solito sondaggio di opinione… si ignora la Dichiarazione d’Indipendenza del 21 marzo a Treviso… ora si partirà da lì essendo svanite nel nulla tutte le altre promesse… a breve ci sarà il timbro della vidimazione internazionale, ma l’autore lo ignora…
    In Lamobardia…anche qui da CoLoR44 in poi gran fermento e anche qui una miriade in fermento di gruppi indipendentisti, no, pardon autonomisti, per seguire l’indicazione di Miglio, forse sì, forse no, Roma non può fare a meno dei soldi dei Lombardi…
    Insomma, un articolo che riflette la situazione reale, e compendiata nel titolo, la Lega lo vorrebbe, la sinistra lo esclude… fine della storia.

    • I giornali italiani non pagano per articoli che parlano dell’indipendenza forse possibile e dei fallimenti delle macroregioni. Evitano l’argomento…. Non crede?

  2. Mi scusi, egr, sig. Bollettini, ma secondo Lei, uno stato che, spesso, non rispetta le sue proprie leggi, uno stato che se ne frega altamente dei risultati dei referendum abrogativi, potrà mai essere un valido interlocutore?
    Lei scrive: “un eventuale clamoroso risultato positivo del referendum rappresenta una inequivocabile, chiara, formale e solenne richiesta popolare”. Ineccepibile. Ma siamo sicuri che una richiesta popolare, per quanto forte e motivata, possa trovare accoglimento? Cosa pensa che accadrebbe, che lo stato italiota dica: “oh, cari cittadini lombardi, non ci eravamo mai resi conto della vostra misera situazione. Adesso poniamo subito rimedio. Mettiamo subito in votazione il vostro nuovo statuto speciale. Potrete tenervi le vostre tasse e avrete molta più autonomia”. Più che una ipotesi a me sembra un meraviglioso sketch di Crozza.
    E poi, diciamocelo francamente, ma chi ha voglia di andare per l’ennesima volta a roma col cappello in mano? È ora di prendere in mano il proprio destino e mandare roma e tutta la sua cricca di brave persone a fare in culo.
    Secessione subito!

    • D’accordo con Bortolo.

      Pensare di ottenere lo statuto speciale così è da ingenui o ignoranti (con rispetto).

      Basta notare che il residuo fiscale lombardo supera i 50 mld annui, e ricordarsi per quanto si accapigliano a rrroma in parlamento ogni volta che c’è da finanziare o tagliare qualcosa. Poche centinaia di milioni bastano per scatenare mega scazzottate.

      Fallitaglia è sempre sull’orlo della bancarotta. Non potrebbe mai permettere alla Lombardia di trattenere, che dico 50, ma anche solo 5 mld annui del maltolto.

      Tanto vale andare dritti e perseguire la secessione.

      Impossibile – dicono? Forse, ma non meno che ottenere lo statuto speciale, che in regioni dal Sud Tirolo alla Sicilia permette a lor signori di trattenere tutte le risorse erariali in loco.

      Secessione di Lombardia e Veneto (almeno). Ci manca solo un leader a la Salmond….

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