Referendum autonomia, il Nord deve gridare SI

federalismo

di GIULIO ARRIGHINI –  Se è caduto anche il muro di Berlino, se in Europa sono nati nuovi Stati indipendenti, se democrazie avanzate hanno concesso statuti di autonomia ai loro popoli, può non cadere il vecchio mito di
questo Stato pasticcione, patrigno e inadempiente? Può insomma essere concret-mente credibile che questo Paese, prima o poi, diventi federalista?
Due parole, semplici semplici, su quello che ci aspetta il 22 ottobre prossimo. Per come la vedo io, comunque vada, sarà un successo. Sia chiaro, di comico non c’è nulla, perché la partita sul Federalismo, sull’autonomia è serissima: l’appuntamento refer4endario sull’autonomia del Veneto e della Lombardia farà l’ecografia al Nord, alle sue esigenze di libertà, di autonomia, di innovazione. Consentirà di vedere e comprendere i movimenti interni di un territorio che chiede con crescente consapevolezza (e rappresentanza) politica  un diverso Stato, una diversa pubblica amministrazione. Vogliamo sapere che fine fanno i nostri soldi, le nostre tasse, per avere più danè da investire in servizi per la gente e innovare le imprese.
Il SÌ al referendum è una tappa obbligata, è il primo miglio che apre la porta del cambiamento. Sia che passi subito, ricercando maggiori effetti positivi seduti poi ad un tavolo, sia che la risposta di una parte del Paese ne blocchi il cammino. Il
Federalismo è il passaggio obbligato del Paese, è il nucleo di tutti i prossimi equilibri politici. I partiti sanno di avere a che fare col Nord, col suo valore aggiunto, con la sua spinta produttiva, con il suo consenso elettorale.

La questione settentrionale insoddisfatta e svenduta decenni fa in Europa, barattando l’agricoltura padana in cambio di qualche industria assistita – e poi fallita – nel Mezzogiorno, è il cuore del problema. Di lì si passa per forza, per non
morire di assistenzialismo e di troppo Stato grasso, di ingiustizia fiscale, di perenne Paese sospeso tra chi paga troppo e chi meno. O mai. Il Nord tiri fuori le palle: andiamo a votare SÌ. Più che un diritto, mi sa che questa volta è un dovere, un atto di onestà. E di amore per la nostra terra.

Segretario Indipendenza Lombarda

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