Re Giorgio vuole evitare lo spettro di Weimar. Poi al voto nel 2014

di REDAZIONE

La chiamano “lo spettro di Weimar” – i costituzionalisti – la situazione che a tutti i costi il Presidente Napolitano vuole evitare. Ossia il ravvicinato ricorso alle urne che segnò la fine della democrazia in Germania (1919-1933) e aprì le strada alla dittatura nazista. Un governo. Un governo “purchessia”, ma che abbia la maggioranza anche al Senato, è la dote che ‘re Giorgio’ lascerà al suo successore per non costringerlo a sciogliere subito le Camere. Questo il punto fermo. Sul come arrivarci, le ricette degli esperti in ‘affari’ costituzionali e quirinalizi variano. Governo del presidente, o di coalizione, o di grande coalizione. E, a seconda, leadership a caratura politica o tecnica. Un programma snello ma efficace. Poi nel 2014, altra previsione ferma e condivisa, si rivota. “Le elezioni anticipate – ragiona il costituzionalista Paolo Armaroli – sono una soluzione da escludere. Nessun Presidente, ad eccezione di Scalfaro, ha mai sciolto le Camere ‘motu proprio’, e sarebbe anomalo se il primo atto del nuovo presidente dovesse essere quello di indire nuove elezioni mandando a casa proprio il Parlamento che lo ha eletto”. “La via obbligata del ‘Colle’ è quella di trovare una soluzione fino all’ultimo minuto del 15 maggio – prosegue – e dato il carisma di Napolitano, che si erge a supremo reggitore dello Stato, l’impresa gli riusci. Visco e Amato, sono ottimi nomi per un governo del presidente. Il mandato esplorativo a Bersani serve solo a prendere tempo. Il Capo dello Stato non vuole mandare nessuno contro un muro perché non vuole Weimar”.

“Napolitano ha molte frecce al suo arco. Ci sono tante soluzioni per risolvere la crisi. La prassi – osserva il costituzionalista Enzo Cheli – impone che il ‘Colle’ dia l’incarico a Bersani ma se restano le sue preclusioni al Pdl e quelle di Grillo, c’è la carta del governo di grande coalizione pd-pdl-Monti senza Grillo. Un governo di scopo a guida politica. Ipotesi difficile per la mancanza di una personalità in grado di guidarlo”. “A seguire, ipotesi più probabile – prosegue Cheli – un governo di grande coalizione, sempre con Grillo alla finestra visto che rifiuta di collaborare, ma guidato da un tecnico, Bankitalia o Passera vanno bene lo stesso”. “Solo dopo il fallimento di queste carte si può tornare al punto di partenza: rimettere il cerino in mano alla coalizione che ha vinto le elezioni e che, nel frattempo, avrà individuato un nuovo premier. Il tempo gioca dalla parte di Napolitano: tra un po’ i mercati e la stampa internazionale, tanto ascoltata da Grillo, inizieranno a farsi sentire e ammorbidiranno le posizioni”.

“Napolitano farà di tutto per trovare una maggioranza, purchessia: sarebbe grave – osserva il costituzionalista Gaetano Azzariti – se alla scadenza lasciasse in eredità una situazione irrisolvibile che offrirebbe al successore solo la strada dello scioglimento delle Camere. La nostra Carta non impone tempi certi nella formazione del governo, ma l’Italia non è il Belgio e non può andare incontro a uno stress costituzionale del genere. Il ‘Colle’ ha tempo fino al 15 maggio, certo, ma credo che saranno fondamentali le consultazioni dal 22-25 marzo”. “Sarebbe bene pensare a un governo di coalizione M5s-centrosinistra perché non è tanto vero che il boccino ce lo ha Bersani. In Italia, poi, di governi monocolore ce ne sono stati pochini. E’ anche a Grillo che, in qualche modo, spetta la parola come partito che ha preso più voti, e indichi i ministri”. “Tutti i tre fondamentali organi politici del nostro sistema hanno, in questo momento, i poteri ridotti e la situazione e’ delicatissima: il Parlamento non può legiferare, il Quirinale non può sciogliere le Camere e il governo Monti è abilitato solo all’ordinaria amministrazione”, osserva il costituzionalista Massimo Siclari. “Davanti a sé Napolitano ha una situazione complicata, ma tante strade da percorrere”.

Fonte: agenzia Ansa

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