Rai, un altro buco da 40 milioni. E vendiamolo ‘sto baraccone

di GIANMARCO LUCCHI

La battaglia non e’ affatto finita, anzi e’ appena cominciata. In Rai ne sono tutti convinti: dopo la fumata bianca in Vigilanza, le tensioni si sposteranno da Palazzo San Macuto a Viale Mazzini. Non e’ un mistero che il Pdl non abbia mandato giu’ le modalita’ scelte dal premier Mario Monti nell’indicazione dei nuovi vertici, soprattutto del nuovo direttore generale Luigi Gubitosi. Una scelta irrituale e irrispettosa delle prerogative del Parlamento, la definiscono dal partito. Una decisione che, nei fatti, ha tagliato fuori le forze politiche dall’indicazione del nome del capo azienda, e che e’ solo il primo tratto del disegno di Palazzo Chigi. Realizzare quel disegno, pero’, non sara’ semplice, perche’ il Pdl – almeno le frange piu’ agguerrite – non lo faranno passare facilmente. Ora che hanno quattro membri in cda, chiedono che Monti apra una trattativa.

L’obiettivo del governo e’ rafforzare i poteri della coppia di vertice, per evitare le attuali lungaggini gestionali. Il presidente Anna Maria Tarantola, che sara’ pienamente operativa entro una settimana dopo il via libera della Commissione di Vigilanza, dovrebbe poter approvare, su proposta del dg, atti e contratti aziendali che comportino una spesa fino a 10 milioni, oltre la soglia dei 2,5 milioni attuali. Per farlo, pero’, il cda dovra’ delegarle parte dei suoi poteri. E questo passaggio non e’ affatto scontato. ”Tarantola non puo’ certo pensare di andare avanti con soli cinque voti in consiglio”, spiegano fonti del Pdl che chiedono certezze prima di procedere alla designazione dei nuovi vertici. Le nomine di Tarantola e Gubitosi, a meno di sorprese, saranno efficaci entro un paio di settimane, ma entrambi sono gia’ al lavoro. Studiano le carte, si confrontano con gli attuali vertici, per avere un quadro chiaro dei conti aziendali e degli aspetti procedurali della complessa macchina amministrativa della tv pubblica. Il nuovo presidente avrebbe gia’ incontrato piu’ di una volta il suo predecessore Paolo Garimberti per farsi illustrare le prossime scadenze. Nel disegno di Monti, il presidente dovrebbe poter anche nominare, sempre su proposta del dg, dirigenti non editoriali di primo e secondo livello, mentre per le altre nomine restera’ invece la competenza del cda.

Tanto per cambiare le nomine saranno tra i primi scogli che il nuovo vertice si trovera’ davanti. Tutti guardano al Tg1, affidato ad interim ad Alberto Maccari fino a fine anno, ma anche la direzione di Rai Fiction in vista del pensionamento di Fabrizio Del Noce e’ in ballo e sarebbe in corsa anche l’ex dg Lorenza Lei. Ma i piu’ si aspettano un terremoto, soprattutto perche’ poltrone e stipendi potrebbero essere tagliati: e sarebbe finalmente ora visti i conti perennemente in rosso. Per rimetterli a posto, dopo il crollo delle entrate pubblicitarie nell’ultimo periodo (secondo i dati Nielsen -17,8% tra gennaio e aprile rispetto allo scorso anno), si prospetta una manovra da almeno 40 milioni. Senza contare che a pagare il canone sono soprattutto il Nord e il Centro, visto che al Sud il tasso di evasione è altissimo. Bisognerebbe venderlo ‘sto baraccane e morta lì.

Qualcun altro, invece, in termini pubblicitari va molto meglio: parliamo di Ti Media, che controlla anche La7: nel primo semestre i ricavi pubblicitari del gruppo sono cresciuti del 16% per quanto riguarda tutto il gruppo e del 12% per quanto riguarda la sola rete di La7. Lo ha detto l’ex ad e consigliere di Ti Media, Giovanni Stella, a margine della presentazione del nuovo palinsesto, la cui maggiore novità sarà Michele Santoro con Servizio Publbico che partirà il prossimo 25 ottobre.

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