Rai sempre più in rosso. Crolla la pubblicità. Ora “zac” agli stipendi delle star

di GIANMARCO LUCCHI

Ma guarda che sorpresa sconvolgente! La gestione economico-finanziaria e patrimoniale della Rai e’ in notevole peggioramento, l’evasione del canone aumenta sempre di piu’ – ormai e’ superiore ai 550 milioni – con picchi in Campania (44,5%), Sicilia (42,2%) e Calabria (39,7%) e andrebbe efficacemente contrastata, il ricavo derivante della pubblicita’ e’ in calo non certo aiutato dall’attuale congiuntura economica (la raccolta e’ risultata inferiore di oltre 200 milioni di euro rispetto al 2007). E’ il quadro disastroso che emerge dalla relazione della Corte dei conti sul risultato del controllo sulla gestione finanziaria della Rai per l’esercizio 2010, relatore il presidente Luciano Calamaro. Non solo, e’ la stessa Corte dei conti a sottolineare che ”la societa’ non ha predisposto un rigoroso piano di razionalizzazione e contenimento dei costi”. Insomma e’ mancata una manovra che contrastasse il fenomeno della riduzione dei ricavi, riducendo drasticamente e razionalmente i costi della gestione ed attivando iniziative volte a incrementare i ricavi. Il presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, Sergio Zavoli, che ha convocato l’ufficio di presidenza per martedi’, proprio quel piano di risanamento ”cui corrisponda una ritrovata, piu’ alta qualita’ del prodotto” chiede con urgenza ai nuovi vertici Rai appena insediati. ”L’analisi della Corte dei Conti fa giustizia di tante ottimistiche previsioni succedutesi sui bilanci della Rai”, ha osservato il senatore Zavoli. Le cifre nelle 160 pagine della relazione della Corte dei conti, sono tutte con il segno meno: la perdita di Rai SpA di 79,9 milioni di euro nel 2009, nel 2010 si e’ attestata a 128,5 milioni di euro; i valori negativi del conto economico di 61,8 milioni nel 2009, sono giunti a 98,2 nel 2010; il patrimonio netto della societa’, e’ passato dai 497,1 milioni di euro del 2009 ai 374,8 milioni di euro del 2010; i debiti finanziari del gruppo sono rilevanti, pari nel 2010 a 148,8 milioni di euro; l’incidenza percentuale delle entrate da canone sul totale dei ricavi aziendali nel 2010 ”e’ stata pari al 60,6%, contro il 34,4% della pubblicita’ ed il 5% degli altri ricavi”: una voce ”notevolmente compromessa dalle crescenti dimensioni dell’evasione che, nel 2010, si e’ attestata, per il canone ordinario, intorno al 26,7% e, per quello speciale, intorno al 60%, con una perdita di circa 450 milioni di euro l’anno per il canone ordinario e di 102 milioni di euro per quello speciale.

Contrastare il fenomeno dell’evasione del pagamento del canone, ridurre i costi di produzione (la relazione indica come esempio fiction e festival di Sanremo), tenere sotto controllo l’andamento del costo del lavoro (che incide di circa il 30% sul costo della produzione), ridurre le consulenze esterne che nel bilancio 2010 hanno inciso per circa 3 milioni di euro: la Corte dei conti nelle conclusioni della relazione gia’ indica la strada ai nuovi vertici.

Da Viale Mazzini nessun commento ufficiale, le questioni poste dalla Corte dei Conti sono – a quanto si apprende – ”molto chiare” ai nuovi vertici, che ci stanno lavorando e saranno tra i temi all’attenzione nelle prossime settimane. Per l’Usigrai ”l’allarme della Corte dei Conti certifica ancora una volta i gravi danni causati al bilancio della Rai dall’evasione del canone. Nessuna azienda puo’ operare in maniera efficace in queste condizioni”. Il vice presidente della Vigilanza, Giorgio Merlo (Pd) evidenzia la necessita’ di ”ridurre seccamente i contratti milionari, gli stipendi da nababbo e le consulenze esterne”. Davide Caparini rivendica le tante denunce fatte dalla Lega e sottolinea che si potrebbe partire dall’aggancio dei compensi ai risultati di produzione, ”magari a partire dal faraonico accordo di Antonella Clerici, circa 3 milioni di euro per due anni, a quello di Fabio Fazio del valore di 1,5 milioni che non prevedono voci variabili legate agli ascolti”. Cominciare a tagliare del 50% i compensi alle star televisive e’ l’indicazione del sen. Raffaele Lauro del PdL. Tagliare si’ ma non la qualita’ del servizio pubblico avverte pero’ Pancho Pardi dell’Idv, mentre Riccardo Ferraro, segretario nazionale Slc Cgil sottolinea che il costo del lavoro che incide del 30% ”non e’ esorbitante”.

 

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