RADIO PADANIA: MATRIMONI GAY PER ESTINGUERE LA RAZZA

di REDAZIONE

ANCORA UNA VOLTA RADIO PADANIA SI SEGNALA PER UN DURO INTERVENTO CONTRO L’EUROPARLAMENTO CHE HA VOTATO UN’APERTURA AI MATRIMONI GAY. MA L’ARGOMENTO FA DISCUTERE, E MOLTO, L’INTERA SOCIETA’ CIVILE

Sta facendo molto discutere un nuovo intervento di Radio Padania a commento del recente voto del Parlamento Europeo a favore del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso o per precisione 342 eurodeputati hanno votato un documento in cui ci si “rammarica dell’adozione da parte di alcuni stati di definizioni restrittive di famiglia”. “Dopo l’imposizione delle quote rosa, ora i tecnoburocrati del Quarto Reich vogliono imporci anche i matrimoni gay”, ha tuonato Radio Padania, sottolineando che a essere minacciata e’ la “razza” padana.

“L’Europa ha in mente tutto un programmino per arrivare piano piano a sostituire la maggior parte delle popolazioni europee, in particolare quelle che rompono le scatole, con un semplice trucchetto”. Ecco il “piano segreto” che Strasburgo e Bruxelles avrebbero in mente: “Favorire la coppie che non permettono la procreazione, in modo da portare alla sparizione delle popolazioni indigene, lasciando campo aperto all’invasione di quelli che noi abbiamo sempre chiamato i nuovi schiavi e che sono tanto cari a certi personaggi, tanto da essere addirittura loro fratelli”.

Ma al di là dell’intervento della Radio della Lega, è il voto stesso dell’Europarlamento a far discutere. Grande soddisfazione è stata espressa da Giuseppe Platone, pastore della chiesa valdese di Milano, in seguito al voto favorevole del Parlamento Europeo sui diritti delle coppie gay. Per il Parlamento europeo è inammissibile che alcuni governi «mettano in atto definizioni restrittive della definizione di ‘famiglià allo scopo di negare la protezione legale alle coppie dello stesso sesso e ai loro bambini». Non ha dubbi il pastore Platone che l’anno scorso celebrò nel tempio di Milano la prima benedizione di una coppia omosessuale dopo l’approvazione di un rispettivo ordine del giorno da parte del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste nel 2010: «Serve un solo matrimonio per tutti con gli stessi diritti e doveri – afferma -. Il matrimonio non è, per noi, un atto sacro, è semplicemente un negozio giuridico che prevede diritti e doveri nel costruire un rapporto di solidarietà, reciproco e responsabile. Per un credente questo negozio, questo ‘pattò, è una vocazione che Dio rivolge alla persona umana nella condizione naturale in cui è stata creata». Concludendo con una punta di amarezza, Platone aggiunge: «In una società omofoba come la nostra, dopo secoli di culto della ‘sacra famiglià, puntare all’ottenimento di un trattamento uguale per tutti a livello di contratto matrimoniale, è un’ardua corsa ad ostacoli». Nel 2011 il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, a partire dalla benedizione delle coppie di credenti dello stesso sesso, ha invitato le Chiese a proseguire la riflessione estendendola ai temi della famiglia e della genitorialità.

Di parere opposto il Forum delle associazioni familiari. Ancora una volta la «famiglia ed il diritto alla vita sono finiti nel mirino del Parlamento europeo» ha detto il presidente Francesco Belletti: «l’atto non vincolante approvato ieri» e, che «intende promuovere il riconoscimento delle coppie omosessuali attraverso il superamento della definizione di famiglia quale unione tra uomo e donna ed al tempo stesso a garantire diritti sessuali e riproduttivi delle donne con »particolare riferimento all’aborto sicuro e legale«. “Si tratta di un’Europa che interviene su forme leggere di vita privata – ha aggiunto Belletti – che non potranno mai essere assimilate alla famiglia della quale manca il progetto generativo ma che chiude gli occhi sullo spread delle politiche sociali che vede l’Italia in ritardo spaventoso. Quando sul tappeto ci sono gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione ci si nasconde dietro alla difesa dell’autonomia del sistema Paese mentre quando si tratta di richiedere la «parità delle persone lgbt» non si esita ad intervenire sull’identità della famiglia su cui è costruito il tessuto sociale di tanti Paesi”. “È un’Europa che non teme di mettere in discussione e violare i limiti fissati dagli stessi Trattati costitutivi quando si tratta di promuovere gli interessi delle lobby pi— chiassose, come Š il caso dell’Ilga gi… sostenuta a colpi di milioni di euro. Un’Europa che tradisce l’intuizione originaria che aveva come obbiettivo l’unione dei popoli e non delle ideologie. Un’Europa schizofrenica – conclude Belletti – che non ci piace”.

CASSAZIONE: LE COPPIE GAY HANNO DIRITTO ALLA VITA FAMILIARE

Intanto interviene anche la Cassazione. Le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione «non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio nè il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero», tuttavia hanno il «diritto alla vita familiare» e a «vivere liberamente una condizione di coppia» con la possibilità, in presenza di «specifiche situazioni», di un «trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Lo afferma la Cassazione, in una sentenza depositata oggi. È la prima volta, lo scrive la stessa Corte nella sentenza n.4184, che la Cassazione si trova ad affrontare il caso di una coppia gay che chiede il riconoscimento del proprio matrimonio contratto all’estero: i due uomini si erano sposati nel 2002 a L’Aja ed avevano poi chiesto la trascrizione del certificato di nozze, come atto pubblico, al comune di Latina dove sono residenti. Al rifiuto del Comune di riconoscere questo certificato e quindi il matrimonio, la coppia ha fatto ricorso sia in Tribunale che alla Corte d’Appello di Roma, ricorsi entrambi respinti. Di qui l’ulteriore istanza in Cassazione, dove la Prima Sezione Civile motiva la sua decisione – che è comunque di rigetto del ricorso – in circa 80 pagine. La Suprema Corte spiega che, se è vero che in Italia ancora non esiste una legislazione che preveda il matrimonio tra gay (citando a questo riguardo anche la recente sentenza della Corte Costituzionale che appunto aveva detto no ai matrimoni omosessuali), il quadro europeo dei diritti dei gay ed il contesto sociale è fortemente cambiato. Infatti, essendo stata superata grazie alla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo «la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico della stessa esistenza del matrimonio», la Cassazione sottolinea che «l’intrascrivibilità delle unioni omossessuali dipende non più dalla loro ‘inesistenzà e neppure dalla loro invalidità ma dalla loro inidoneità a produrre quali atti di matrimonio, appunto, qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano». Le coppie gay, come i coniugi, hanno però il diritto ad una «vita familiare» e ad esigere e a far valere per questo il diritto ad un «trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata».

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