Perché l’Islam diventa violenza/2

di ANDREA CARLO MONTIislamlondra
Perché la reazione dei Musulmani all’Occidente ha assunto tratti e colori così estremi e spaventosi? Se si dovesse perdere qualche minuto a riflettere, cosa che evidentemente è più facile evitare, la risposta sarebbe lampante: loro la casa, loro le regole. L’ipocrisia con la quale abbiamo invaso e governato questo popolo, cercando di cambiarlo ed adattarlo ai nostri personali ritmi ha del vergognoso; spesso tendiamo a dimenticare come la cultura araba abbia avuto i suoi momenti di fulgido splendore, di quanto fiero e orgoglioso possa essere un popolo che rammenta d’esser stato un impero senza pari, di come agli occhi di un disciplinato e fedele fratello musulmano noi, noi europei, possiamo apparire rozzi e animaleschi. Prima abbiamo comprato la dignità e fiducia dei governati di quelle terre con soldi sporchissimi, per ottenere ciò che li poteva servirci, poi nel momento in cui la nostra stessa corruzione ha insudiciato, ottenebrato e ammattito quegli stessi governati portandoli ad oscenità del tutto comprensibili, ammantati della nostra puritana indignazione per dei diritti umani che abbiamo scelto per noi stessi ci siamo presentati senza invito in casa altrui, prima col pretesto del liberatore, poi con guerre e stermini i cui morti non si contano più per pigrizia.
Se in tutta quella terra ci fosse stato anche solo un essere umano dotato di un poco di orgoglio si sarebbe strappato i capelli a avrebbe pianto le sue lacrime prima di cercare vendetta, purtroppo di uomini così l’Arabia è piena (come tutto il resto del mondo), e questi uomini hanno deciso di combatterci, di combattere l’invasore e lo sterminatore, di combattere lo straniero. La loro millenaria cultura si riassume in un solo grande libro il Corano, e li hanno cercato rifugio. L’estremismo nasce solo in una situazione estrema, che noi stessi abbiamo creato e di cui adesso ci stupiamo, anzi peggio ci ritraiamo con disprezzo e paura, arretrando sulle nostre più comode e facili posizioni di cultura civilizzata e umana, quando di umano e civilizzato abbiamo conservato solo le parole.

Cosa dice il Corano? Quale messaggio è nascosto in questo libro che, al pari della Bibbia e del vangelo, ognuno che si permette di dare un giudizio dovrebbe aver letto?
Il Corano di per se è una raccolta degli insegnamenti, dei dettami e delle regole che il profeta Maometto ha trasmesso a voce (essendo egli analfabeta) e che i suoi fedelissimi, hanno trascritto dopo la sua morte. Probabilmente è uno dei più eleganti prodotti della letteratura araba, in se raccoglie sia la trascendenza propria delle visioni di un profeta, sia i suoi giudizi terreni, i suoi consigli e le sue direttive su come deve vivere e morire un Musulmano. Islam significa “pace”, e Musulmano significa “colui che ha fatto pace con Dio”, rammentando che si parla dello stesso Dio dei Cristiani, di Jehovah, che loro chiamano Allah.
Questo libro era l’unica cultura che un popolo nomade, fatto di tribù di origine semitica che abitavano l’Arabia, avesse mai avuto e si legava, e tutt’ora si lega, indissolubilmente con l’anima del credente, guidandolo e consolandolo. Non bisogna fare l’errore di paragonare la visione dell’uomo e il concetto di vita nostro con il loro, sono semplicemente diversi. In me scatena una profonda curiosità capire come mai un libro che predica la conversione dei non credenti, ma che assolutamente non afferma di doverli punire in alcun modo, abbia portato ad estremismi veri e concreti più oggi che prima dell’anno mille. Dopo l’ottavo secolo l’impero islamico si stava forgiando, conquistando i vasti territori dell’Impero bizantino e risalendo l’Europa dalla Spagna; fermati a Poitiers da Carlo Martello e dai suoi franchi, i musulmani non hanno per un soffio dominato l’Europa intera (ci riproveranno sotto il dominio Ottomano, ma li fermeremo nuovamente a Vienna)m ma dove hanno governato hanno portato una moderazione e una libertà, anche di culto, che il nostro continente non avrebbe visto per centinaia di anni.
Perché oggi l’Islam è così violento e intollerante? Oltre alle ragioni di prima citate ho scoperto che, come ogni grande uomo con un grande messaggio, anche Maometto è stato travisato e portato all’eccesso dal solito invasato, forse genio, ma ottenebrato dallo stesso peso del suo intelletto: Al-Ghazali.
Conosciuto da noi col nome di Algazel è stato un teologo persiano, che visse e scrisse cent’anni prima della conquista da parte di mongoli di Baghdad, avvenimento che segna il declino della civiltà Islamica e che porterà il popolo musulmano nelle mani più violente e aggressive degli Ottomani. Algazel è stato uno dei primi e dei principali scrittori che hanno interessato gli studiosi europei, la sua vastissima opera ha toccato moltissimi ambiti, ma il suo principale interesse fu la restaurazione degli insegnamenti del Corano, lo possiamo definire il corrispettivo dei San Tommaso d’Aquino per il mondo arabo, con la differenza che egli si prodigò in una estrema lotta contro i filosofi, sia classici ( Aristotele e Platone) sia i suoi contemporanei arabi (come ad esempio Avicenna e Al-Farabi) per restaurare una più letterale e sufista visione del credo (il sufismo è una pratica mistica di ricerca interiore tipica dell’Islam). Quest’uomo ha riscritto il modo di leggere ed insegnare il Corano, oscurando le brillanti scoperte e progressi che avevano illuminato il percorso dell’Islam nei secoli precedenti. Bisogna ricordare che questo popolo di fratelli ha inventato l’Algebra, lo zero, ha dato un nome a due terzi delle stelle che oggi osserviamo nel cielo! Non stiamo parlando di una cultura di barbari, bensì di una comunità che ha guidato intellettualmente il mondo e, come per molte altre, compresa la nostra, è stata deragliata da un pensiero oscuro e oscurantista; Algazel ha asserito che la matematica è il linguaggio del demonio, e l’Islam l’ha abbandonata, ha chiuso i ponti con le maggiori scuole filosofiche, e l’Islam le ha rifiutate e combattute.

Tutto questo l’ho scritto perché ho il profondo desiderio che si osservi e giudichi l’avvenimento odierno sotto molti punti di luce, non semplicemente come qualcosa di estraneo a noi, che succede in una terra lontana, animato da selvaggi e barbari, è tutto tranne che questo, e permetterci di apprezzare appieno una cultura così ricca e così indebolita può essere un fondamentale aiuto nel nostro personale percorso di soccorso della nostra decadente civiltà. Dobbiamo avere l’umiltà di considerare ogni movimento che appare sulla nostra bella terra con la giusta ottica, con la coscienza che esseri umani dotati esattamente come noi oggi sono costretti a rifugiarsi in un estremismo che li distrae dal loro stesso potenziale di stupore e meraviglia, dobbiamo ricordare che se riuscissimo a ritrovare un punto di comunione questa gente il guadagno sarebbe anche nostro, e sarebbe gigantesco.

(2 – fine)

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4 Comments

  1. La storia è storia, ma io e nessun altro possiamo prenderci colpe che NON ABBIAMO!
    Sono nata nel xx° secolo e NON MI SENTO COLPEVOLE di fatti cruenti avvenuti in un lontano passato o in un vicino presente…la NOSTRA COLPA, se si può definire tale, è la TOLLERANZA verso altre fedi…che verso di noi NON NE HANNO minimamente!!!
    E NON SONO DISPOSTA a comprendere qualsiasi motivazione di conquistare e trucidare innocenti!
    Un dio che istiga i suoi fedeli ai massacri, in sé di DIVINITA’ NON ne ha per niente!
    La fede è una cosa personale che NON DEVE ESSERE IMPOSTA, né con le buone e neppure con le cattive, chi si arroga questo DIRITTO esce da qualsiasi canone di CIVILTA’!!!

  2. Non hanno affatto inventato lo zero, i cosiddetti numeri arabi sono di origine indiana; gli Arabi hanno avuto l’indubbio merito di diffonderli. E come racconta Lucio Lami nel suo pregevole saggio “La rivoluzione dimenticata” , è probabile che il simbolo con cui indichiamo lo zero, 0, derivi dalla “omicron” greca, la lettera con cui comincia il pronome-aggettivo indefinito negativo greco OUDEN, nulla. Ricordiamoci che Alessandro Magno con le sue conquiste arrivò a lambire i territori indiani: quindi la conoscenza dello zero e la sua introduzione in Occidente possono aver avuto inizio di lì.

  3. Una domanda banale: dopo che avremo stabilito oltre ogni ragionevole dubbio se è nato prima l’uovo o gallina, se è colpa di tizio, di caio o sempronio, tornando al nostro disgraziato XXI secolo dove non c’è più Algazel che parla a vanvera ma ci sono i suoi pronipoti che ci decapitano allegramente noi altri cosa avremo intenzione di fare ?
    Chiederemo perdono di esistere e ci decapiteremo da soli ?
    Passeremo a vivere i prossimi secoli come servi di questi primitivi (me ne sbatto se ai tempi dei tempi hanno inventato lo zero, adesso lo sono in pieno) perchè abbiamo pensato a torto che una società deve poter evolvere e non restare fossilizzata nel tempo ?
    O faremo l’unico atto di giustizia e sarà premere quel benedetto pulsante e far ricoprire di sabbie radioattive tutti i luoghi dove questa feccia si è depositata ed ha fatto nido ?

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