Quote latte: la magistratura e quel “sospetto” sulla Lega

di GIORGIO CALABRESI

Nasce da un’intercettazione contenuta nelle motivazioni della sentenza di condanna per sedici allevatori coinvolti nel sistema delle quote latte l’inchiesta per corruzione coordinata dal pm Maurizio Ascione. In un’informativa agli atti dell’indagine coordinata da Frank Di Maio e poi passata ad Ascione viene riportato il contenuto di una conversazione tra Giancarlo Paganelli, titolare della societa’ La Latteria (uno dei condannati) e Antonio Vizzaccaro, all’epoca consigliere della Commissione agricola alla Camera dei Deputati. I due discutono di una sanatoria governativa per il latte prodotto in eccedenza. Paganelli parla di un non meglio specificato “amico a Roma” mentre Vizzaccaro si dice preoccupato per linchiesta in corso da parte della Corte dei Conti sulla produzione di latte da parte di numerose cooperative lombarde. “Se vanno fino in fondo si va nel penale”, dice Vizzaccaro che poi, in un successivo passaggio della telefonata, afferma: “Il sistema e stato costruito per fare cose che portassero a questo risultato, cioe non versare il prelievo”.

L’indagine e’ nata la primavera scorsa dopo il fallimento della cooperativa ‘La Lombarda’, di cui era titolare Alessio Crippa, chiamato dai suoi colleghi il ‘Robin Hood’ del latte perche’, a loro dire, ‘rubava’ alla ricca Europa per dare ai poveri allevatori lombardi. E’ stato condannato a 5 anni e mezzo nel 2011 per peculato, per essersi appropriato dei soldi non versati all’Ue sulle ‘quote latte’, e per aver truffato, assieme ad altri produttori, l’agenzia governativa che si occupa di agricoltura (Agea) per 100 milioni di euro. Ora e’ indagato per bancarotta in uno dei ‘filoni’ dell’inchiesta che si e’ arricchita nel tempo anche del ‘capitolo’ corruzione, con decine di persone sentite a verbale (atti secretati) tra esponenti del Carroccio – partito da tempo ‘sensibile’ alla causa degli allevatori ‘anti-Ue’ – e funzionari ministeriali. Agli atti ci sono appunto anche le intercettazioni di cui si è detto all’inizio.

Sotto i riflettori c’è ”sistema” che, secondo gli inquirenti, avrebbe coinvolto cooperative lombarde e piemontesi e funzionari pubblici ‘a libro paga’ che dovevano intervenire con provvedimenti per ritardare il versamento delle multe.  Al centro dell’indagine 350 milioni di euro di sanzioni non pagate (la Ue ha un credito nei confronti dello Stato che si aggira sui quattro miliardi di euro). Nel maggio scorso, il pm aveva ascoltato anche Gianna Gancia, presidente della Provincia di Cuneo e compagna dell’ex ministro Calderoli. Sentiti anche gli ex ministri dell’Agricoltura, Luca Zaia e Giancarlo Galan, oltre a Marco Paolo Mantile, ex vicecomandante del Comando Carabinieri politiche agricole e alimentari, all’ex presidente dell’Agea, Dario Fruscio, e all’ex capo di gabinetto del ministero delle Politiche Agricole, Ambrosio. E’ possibile che alcuni politici siano stati iscritti nel registro degli indagati, ma al momento non sono state notificate informazioni di garanzia.

Perché la perquisizione nelle sedi della Lega? Al di là dell’aspetto formale della ricerca di alcuni documenti, il magistrato da tempo ruota intorno a un sospetto: il Carroccio e Bossi si sono spesi politicamente, nel corso di molti anni, per proteggere un numero limitato di allevatori – nemmeno mille – considerati gli splafonatori “duri e puri”, cioè coloro che non hanno mai pensato nemmeno un minuto di pagare le multe, ritenendo falsato il sistema delle quote latte. In questa strenua difesa la Lega ha finito per alienarsi invece le simpatie di tutti o quasi gli altri 40 mila produttori di latte che erano in regola o che si sono regolarizzati aderendo alla rateizzazione delle multe. Secodo la magistratura inquirente tale scelta non può essere avvenuta gratis, per cui insiste nella ricerca delle prove del presunto crimine. Ricerca che finora non sembra però aver dato risultati tangibili.

Al di là degli sviluppi o meno che l’inchiesta avrà in futuro, è comunque palpabile la sensazione che le perquisizioni dell’altra sera, avvenute in piena campagna elettorale, siano scattate non a caso proprio ora, quando invece le indagini sono in corso da mesi e mesi.

 

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